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Chiese medievali Provincia dell'Aquila

Chiesa di San Pelino

Comune:  Corfinio
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Pratola Peligna-Sulmona/ proseguire in direzione Corfinio da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo/ poi SS 85/ SS 158 direzione Colli al Volturno/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ direzione A 25/ Corfinio
Notizie:  Ai margini del centro antico di Corfinio è posto uno dei più importanti monumenti romanici d'Abruzzo, la cattedrale di San Pelino, anche conosciuta come Basilica Valvense, poiché sede dell'antica diocesi di Valva. Le notizie circa le sue origini non sono chiarissime, sembra che un primo complesso architettonico corfiniese fosse sorto su un antico cimitero paleocristiano cresciuto attorno al luogo in cui, intorno alla metà del IV secolo, fu martirizzato San Pelino. La chiesa sarebbe stata poi danneggiata da scorrerie dei Saraceni nell'881 e degli Ungheri nel 937. Tra il 1075 ed il 1102, per volere di Trasmondo, vescovo di Valva ed abate di San Clemente a Casauria, la cattedrale fu rinnovata. Del precedente edificio si conservano una magnifica lastra dell'VIII secolo, oggi ammirabile nella vicina chiesetta della Madonna de Contra in territorio di Raiano, e alcuni frammenti collocati nel muro posteriore del mausoleo di Sant'Alessandro. Il complesso comprende la chiesa di San Pelino ed un braccio rettangolare, con annessa torre, correntemente identificato come oratorio di Sant'Alessandro. I tempi costruttivi della cattedrale valvense furono complessivamente lunghi. La ricostruzione di Trasmondo ebbe inizio nel 1075 con l'edificazione dell'oratorio, che si addossa con uno dei lati minori al fianco destro della cattedrale. L'edificio, architettonicamente piuttosto singolare, consiste in un ambiente a pianta rettangolare con i lati maggiori lunghi quattro volte quelli minori e termina con un torrione che sembra formarne il prolungamento. È diviso in quattro campate uguali da semicolonne addossate alle pareti, i cui fusti proseguono sopra i capitelli in forma di grandi cordoni che vanno a comporre gli archi di separazione delle quattro crociere. Su uno dei lati maggiori si apre, in posizione simmetrica, un'abside nel mezzo della quale ricade l'arco centrale, che da un lato poggia su una semicolonna e dall'altro su una mensola situata sopra il catino. L'abside occupa lo spazio delle due campate centrali e si caratterizza per una calotta molto schiacciata; all'interno due nicchie utilizzate per gli uffici religiosi si alternano a pregevoli affreschi del XIV secolo raffiguranti una teoria di Santi disposti entro una loggia ad archeggiature trilobe (ved. Sezione Pittura Medievale, L'Aquila). Di epoca più tarda è la mensa dell'altare posta su doppio gradino. L'oratorio riceveva inizialmente la luce solo da tre feritoie aperte nell'abside e da due finestrini nelle campate; ad essi furono successivamente aggiunte, ad opera dei canonici, quattro finestre sulla parete centrale. Dalla planimetria dell'edificio risulta evidente che si tratta di una costruzione completamente autonoma dal corpo della cattedrale, cui fu unita solo in un secondo momento. I muri perimetrali sono impostati su grandi massi squadrati di epoca romana il cui utilizzo, assieme a quello di un elevato numero di ulteriori pezzi classici, ha portato inizialmente gli studiosi a ipotizzare che si trattasse di un edificio romano in seguito trasformato. Più tardi vi si è invece riconosciuto il transetto di una chiesa incompiuta dedicata a Sant'Alessandro, che sarebbe stata dunque la nuova chiesa iniziata da Trasmondo, presto interrotta per passare alla costruzione di San Pelino. Le ragioni della sospensione di quest'opera rimangono difficili da individuare, certo è che, seguendo questa tesi, si decise di conservare il lavoro già eseguito portandolo ad ultimazione come oggi è visibile. Non tutti gli studiosi sono però concordi con l'idea dell'incompiuta cattedrale trasmondiana; c'è infatti chi propende per l'ipotesi di una costruzione indipendente, nata nelle forme di una navata traversa absidata, con uno scopo ben preciso. La singolarità del complesso rende dunque quello della relazione tra oratorio e chiesa un problema ancora insoluto. Interessante è sottolineare il consistente riutilizzo di materiale classico di spoglio all'interno dell'oratorio, operazione fatta nella piena coscienza di conservare un patrimonio che, per certi aspetti, costituirà modello di riferimento per l'apparato decorativo della successiva cattedrale. Il mausoleo di Sant'Alessandro potrebbe essere visto come il frutto di uno studio dell'antichità romana reinterpretato secondo i caratteri della nuova corrente proveniente dal nord d'Italia. Esempio di tale fusione si rintraccia, all'esterno, nelle lesene che sostengono le arcatelle di coronamento e, all'interno, nelle cordonature delle crociere; queste ultime se da un lato mostrano una matrice di carattere lombardo dall'altro rivelano, attraverso i particolari, una evidente ispirazione classica. Anche la parete esterna dell'abside è rinforzata da lesene e coronata da arcatelle e presenta una cornice di coronamento con treccia di carattere italo-bizantino ed ovoli e dentelli di gusto romano. A tale cornice si ispirano quelle dell'intero complesso. La stessa libertà di ispirazione si ritrova nelle decorazioni interne, in cui tra elementi di carattere schiettamente lombardo si inseriscono i capitelli delle semicolonne decorati con modanature tipicamente classiche. Gli elementi architettonici e decorativi utilizzati in Sant'Alessandro si riallacciano senza ombra di dubbio al meraviglioso esempio di San Liberatore a Maiella, anche se nell'oratorio corfinese, come già accennato, è più approfondito lo studio dei frammenti antichi. Pur non conoscendo la data precisa della fondazione dell'oratorio è possibile affermare che la sua consacrazione avvenne tra il 1096 ed il 1102. Sul lato opposto a quello della chiesa l'oratorio termina con l'edificio della torre, la cui funzione in origine non doveva essere quella di campanile, come proverebbe l'assenza delle consuete finestre presenti nelle altre chiese romaniche abruzzesi, tra cui la stessa san Liberatore a Maiella. Alla torre di Sant'Alessandro erano affidate più probabilmente funzioni di difesa; sono ancora visibili infatti aperture a feritoia, la forma e l'orientamento delle quali ben dovevano prestarsi a spiare l'intero circondario e a colpire gli assalitori. L'edificio è a pianta rettangolare e si stacca nella parte posteriore dalla linea dell' oratorio rientrando di circa un metro. La difformità di tale impostazione è dovuta al fatto che la sua costruzione avvenne sulle preesistenze di una tomba romana. La torre emerge sul contiguo edificio ed è divisa in due ordini da cornice ad arcatelle; sulle pareti si succedono larghe lesene angolari e strette lesene intermedie che dividono ciascuna facciata in due scomparti. Dal punto di vista della struttura muraria oratorio e torre possono essere considerati un unico corpo; notevoli differenze invece presentano il rivestimento e la decorazione, come mostra lo sfalsamento in altezza della cornice marcapiano dei due corpi edilizi. Il vescovo Trasmondo non riuscì a vedere ultimati né l'oratorio né tantomeno la cattedrale della quale poté seguire probabilmente solo la costruzione delle fondamenta, essendo morto nel 1079. Secondo le fonti documentarie fu il vescovo Gualtiero (1104-1128) a proseguire i lavori della chiesa di San Pelino, consacrata nel 1124. In tale data la chiesa era conclusa solo nella parte interna, è probabile che il vescovo iniziasse anche il lavoro di rivestimento esterno e sicuramente a quel periodo risale la porta laterale, anche per le notevoli somiglianze con quella di San Panfilo a Sulmona. Nel 1229 il complesso venne devastato da un incendio e nel 1235 fu ripristinato ad opera del maestro Giustino da Chieti. La basilica venne posizionata col fronte rivolto verso la via Valeria, il fianco destro a contatto con l'oratorio di Sant'Alessandro ed il lato sinistro del presbiterio in comunicazione con il palazzo vescovile. L'edificio ha subito nel corso dei secoli numerosi restauri ed aggiunte, che hanno modificato in maniera evidente gli interni; la primitiva struttura è invece interamente ammirabile nella parte esterna. L'impianto è a tre navate, scandite da 14 alti pilastri e da arcate a sesto tondo. I pilastri, quasi tutti poggianti su basi, sono a sezione quadrangolare, fatta eccezione per quelli posti tra la terza e la quarta arcata, smussati e resi ottagonali. Un arco trionfale a tutto sesto introduce al transetto appena sopraelevato e coperto, dopo gli ultimi restauri, da volte a botte sui lati e a crociera nella zona centrale. L'impostazione architettonica mostra in maniera evidente l'adozione del modello benedettino nel quale il presbiterio, attraverso l'intermezzo dei tre archi trionfali, forma la naturale prosecuzione dell'aula. In asse con la navata centrale si sviluppa l'abside maggiore; non sono presenti invece absidi laterali, a differenza della coeva cattedrale di San Panfilo a Sulmona o di San Liberatore a Maiella a Serramonacesca. Due ne furono però previste lungo le pareti di fondo dei due bracci del transetto, seguendo esempi di derivazione toscana. Lo spazio interno, trasformato in forme barocche tra il 1682 ed il 1704, venne ripristinato nel corso dei restauri eseguiti agli inizi degli anni Settanta, eliminando la cupola con il tiburio esterno e sistemando la copertura lignea sulla navata centrale. Lo spazio interno, trasformato in forme barocche tra il 1682 ed il 1704, venne ripristinato nel corso dei restauri eseguiti agli inizi degli anni Settanta, eliminando la cupola con il tiburio esterno e sistemando la copertura lignea sulla navata centrale. È ancora possibile ammirare una serie di affreschi duecenteschi, uno nell'abside di destra raffigurante un Santo francescano disposto al fianco di un Crocifisso, un altro nella lunetta della controfacciata con Santi a mezzo busto raffigurati all'interno di quadrilobi (ved. Sezione Pittura Medievale, L'Aquila). L'esterno, come si diceva, ha conservato sicuramente meglio l'antica struttura che, fatta eccezione per l'apertura di nuove finestre e per l'aggiunta della cappella del Sacramento, è visibile in tutte le sue parti originarie. La facciata costituisce una soluzione incompleta: la muraglia segue le linee dell'interno attraverso due spioventi laterali concludendosi, in corrispondenza della navata centrale, con un profilo a salienti con coronamento orizzontale riferibile, con molta probabilità, ad un intervento operato in epoca di poco successiva. La superficie è tripartita da pilastri sui quali poggiano due arcatelle cieche poste, ai lati, in corrispondenza delle navatelle, che dovevano connettersi a un non compiuto progetto di portico. Al centro si apre l'unica apertura del fronte, il portale principale, elemento di grande rilievo nell'ambito del percorso evolutivo della scultura abruzzese. Decisamente innovativo da un punto di vista strutturale, si presenta con una grandiosità di forme poco comune sino ad all'ora nella regione. Siamo di fronte ad una realtà formale frutto di un'abile operazione di riproduzione di pezzi classici, simili a quelli reimpiegati nella torre del Sant'Alessandro. Il motivo a volute di acanto degli stipiti copia fedelmente tre formelle di epoca imperiale conservate come pietra da cortina nella parete esterna dell'oratorio. Le differenze tra originale e copia sono minime, anche se è forse rilevabile una più modesta capacità dell'artigiano medievale. Le formelle classiche sono incorniciate da una modanatura a gola e listello all'interno della quale due volute di acanto nascono da un calice a foglie, lo stesso calice si ritrova alla base dei piedritti del portale e da questo le stesse volute di acanto girano lungo piedritti ed architrave con l'unica interruzione di due leoni rampanti posti agli angoli. Il motivo dei leoni, assieme alla corona fogliata che cinge l'archivolto, inserisce un'impronta medievale all'interno dell'impostazione vistosamente classicistica della scultura. Il portale di San Pelino costituisce un eloquente esempio dell'ammirazione da parte delle scuole artistiche medievali per il passato classico. I più pregevoli pezzi di epoca romana venivano usati o direttamente o come fonte di ispirazione per la realizzazione delle proprie opere cosicché, negli esperimenti meglio riusciti, venivano prodotte preziose reiterpretazioni del gusto classico in chiave medievale. Le arcate cieche ai fianchi del portale sono sorrette da lesene angolari e da pilastri intermedi posti su una zoccolatura oggi visibile solo in parte. Ancora una volta siamo di fronte ad una palese imitazione; in questo caso si tratta del capitello corinzio ad un ordine di foglie, eseguito da un artista ancora non perfettamente addentrato nelle diverse sfaccettature della scultura romanica. Il fianco destro, quello su cui si inserisce il braccio di Sant'Alessandro, è diviso in due ordini seguendo le corrispondenti linee della navata maggiore e della navatella. Entrambi i livelli sono scanditi da esili lesene tra le quali si inseriscono aperture ad arco tondo. Il coronamento è interamente affidato ad arcatelle cieche sostenute da mensoline variamente decorate. In maniera diversa si articola il prospetto sinistro, che si distacca dall'uniformità del resto della chiesa nella parete della navata centrale, occupata per circa metà della sua lunghezza da ampie arcate cieche, in alcune delle quali è inserito il vano di finestre a doppio strombo. Le arcate sono ad arco spezzato in chiave e sono sorrette da semplici piedritti poggiati su una cornice che corre lungo tutta la parete. Il prospetto posteriore rappresenta la parte artisticamente più completa del complesso e si caratterizza per la presenza della magnifica abside, terminata nel XIII secolo. Osservandola è facile intuire che essa non si lega in maniera organica al transetto, ma è stata ad esso addossata in un secondo momento. L'architettura dell'alto cilindro è suddivisa in quattro ordini che ne articolano e ne alleggeriscono la massa. Undici sfaccettature scandiscono l'intera curvatura modulando la luce con effetto pittorico. Il primo ordine è costituito da una zona basamentale terminante con una semplice cornice; al di sopra si snoda la seconda fascia composta dal susseguirsi di sottili colonnine poste agli spigoli delle sfaccettature, tra di esse si aprono delle monofore, in una delle quali è inserito un delicato traforo di pietra. Un largo fascione separa secondo e terzo ordine fungendo da architrave dell'ordine inferiore e da davanzale di quello superiore. Tale banda è racchiusa da due cornici intagliate a tortiglioni e si divide in nove plutei disposti secondo l'andamento poligonale dell'abside. Ogni pluteo è decorato da una cornice romboidale inserita in un rettangolo con all'interno un motivo floreale. La disposizione dei plutei è ordinata in maniera simmetrica rispetto alle decorazioni in essi contenute, ciò significa che quello centrale è diverso dagli altri e i restanti sono sistemati a coppie identiche procedendo contemporaneamente verso destra e verso sinistra. L'ordine successivo è scandito da un finto loggiato ad arcatelle poggianti su colonnine rette da animali stilofori. L'ultima fascia si conclude con il consueto coronamento ad archetti pensili presente lungo i prospetti dell'intero edificio. È da rilevare una certa differenza tra le forme che la "cornice benedettina" assume nell'oratorio e quelle che si ritrovano invece nella basilica, in cui lo stile del decoro diviene più nuovo e raffinato. Un esempio si ritrova proprio nel coronamento del presbiterio che presenta delicatissimi intagli di fogliame ed una selezione di forme e disegni sino ad allora mai usati. Vero capolavoro all'interno della cattedrale di San Pelino è lo splendido ambone situato all'altezza del quinto pilastro a destra. L'opera venne realizzata sotto il vescovato di Oderisio da Raiano (1168-1188) da un tal Idolerico e fu probabilmente portata a termine in occasione della nuova consacrazione della chiesa con la deposizione delle reliquie di San Pelino avvenuta nel 1181. Smontato in epoca barocca e rimontato nell'attuale posizione, l'ambone si ricollega per fattura e stile a quelli di San Clementa a Casauria e Santa Maria Assunta a Bominaco. È del tipo a cassa quadrangolare, con lettorino a pluteo semicircolare, sostenuta da quattro colonne con capitelli espansi. Gli elementi geometrici e vegetali degli architravi e delle cornici, così come i rosoni dei pannelli, esprimono una convergenza di motivi di diversa provenienza. Alla stessa epoca dell'ambone è stato attribuito il rivestimento dell'abside basandosi su evidenti congruenze stilistiche, come le cornici con motivo a palmette, presenti sia nell'ambone sia nelle tre monofore absidali. Più in generale si rileva la stessa sensibilità nel trattare il rilievo, la capacità di creare un particolare gioco di luci ed ombre attraverso il forte aggetto e la tendenza a staccare in maniera netta le parti lavorate dal fondo. La medesima impronta decorativa, assieme ad un gusto bizantineggiante, è espressa dalla Madonna con Bambino murata sul lato posteriore del campanile di San Pelino, che mostra un collegamento con i rilievi di identico soggetto situati nella lunetta del portale di destra di San Clemente a Casauria e nella cripta della cattedrale di San Panfilo a Sulmona. Le vicende costruttive di San Pelino non terminarono con l'episcopato di Oderisio; diversi furono gli interventi successivi, uno fra i più palesi fu l'inserimento di archi acuti all'interno della cattedrale. Le prime tre arcate sono infatti a tutto sesto, le restanti a sesto acuto, così come a sesto acuto è l'arco centrale e quello che divide la navatella di destra dalla zona presbiteriale. La presenza di arcate sestiacute, tanto all'interno quanto all'esterno della chiesa, si giustifica evidentemente come un intervento più tardo rispetto alla prima fase costruttiva, resosi necessario in seguito ad un probabile crollo. Sui pilastri delle arcate di sinistra sono state recentemente scoperte due lapidi che attestano, nel 1230, l'opera di due "magistri", Giustino e Riccardo, principali protagonisti dei rifacimenti interni ed in particolare delle arcate a sesto acuto. I restauri eseguiti negli anni Settanta dello scorso secolo, limitati nel Sant'Alessandro ad un intervento di consolidamento, hanno inteso riproporre al pubblico l'immagine duecentesca della cattedrale, depurata dalle tracce dei rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli.
Informazioni:  Municipio tel. 0864-728100
Stato di agibilità:  Agibile
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, veduta laterale
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, veduta d'insieme dell'abside
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, torre e oratorio
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, abside
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, navata principale
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, ambone
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, portale principale
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, particolare arcate a sesto acuto
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, frammenti romani
Corfinio, cattedrale di S. Pelino, Madonna con Bambino