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Chiese medievali Provincia di Chieti

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Comune:  Lanciano
Come arrivare:  A24/A25/A14 RM-PE uscita Lanciano/ proseguire lungo la SP 82 direzione Lanciano da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire in direzione Isernia/ A14 direzione Pescara uscita Lanciano/ proseguire lungo la SP 82 direzione Lanciano
Notizie:  La chiesa di Santa Maria Maggiore costituisce il più prestigioso monumento della città di Lanciano e uno dei più importanti dell'Abruzzo medievale. Essa sorge all'interno dell'antico quartiere Civitanova, tra via Santa Maria Maggiore e via Garibaldi. La chiesa rappresentò molto probabilmente il fulcro attorno al quale questo nuovo e fiorente quartiere andò sviluppandosi tra XIII e XIV secolo, quando la città viveva l'epoca di maggior splendore. Lanciano era infatti al centro di un'importante rete di scambi commerciali tra l'Italia centrale, quella settentrionale e la Puglia, a cui va aggiunta l'acquisizione di una posizione di sempre maggior prestigio dovuta alla conferma dei privilegi riservati alla cittadina prima da Federico II, nel 1212, poi da Manfredi, nel 1259. Considerata dunque tale cornice economico-culturale, non stupisce la scelta dei Cistercensi di aprire un loro cantiere proprio in quell'edificio. Va inoltre rilevato che Federico II aveva intessuto strettissimi legami con i monaci cistercensi con l'obiettivo di rendere le loro numerose edificazioni espressione del controllo dell'imperatore sul territorio. Partendo da tale dato si è ipotizzata una sorta di collaborazione sperimentale tra cantieri laici e religiosi, che vedrebbe i Cistercensi protagonisti all'interno di un cantiere non abbaziale ma secolare come quello di Santa Maria Maggiore. Le origini della chiesa lancianese risultano poco chiare, opinione comune fra gli storici locali è che essa sia stata costruita sulle rovine di un antico tempio di Apollo. La fondazione dell'attuale chiesa è stata riferita all'anno 1227 ad opera dell'arcivescovo di Chieti Bartolomeo, il quale nel primo mercoledì del mese di settembre di quell'anno avrebbe posto la prima pietra dell'edificio. Tale tesi non è stata però considerata del tutto attendibile poiché fondata sul contenuto di un documento, oggi purtroppo disperso, nel quale mancano espliciti riferimenti ad una qualsiasi chiesa e a quella di Santa maria Maggiore in particolare. Una lettura architettonica dell'edificio permette comunque di individuare le diverse fasi costruttive che hanno interessato la chiesa. Va premesso che, al di là delle differenti esperienze di cui l'edificio è frutto, ad emergere è il carattere unitario dell'ideazione, manifestamente connesso con l'originale temperie culturale del mondo federiciano. Quindi non solo i singoli elementi e forme richiamano l'ambito cistercense e borgognone ma l'intera organizzazione spaziale è una sintesi di questo genere di cultura architettonica. I lavori di restauro condotti tra gli anni '60 e '70 hanno restituito all'edificio la sua immagine duecentesca, attraverso l'eliminazione sia della veste sette-ottocentesca sia delle due navate aggiunte in periodo cinquecentesco, riportando così l'impianto da cinque navate alle tre originarie. Durante i lavori di ripristino sono emerse tracce delle fondamenta absidali semicircolari di un impianto a tre navate e tre campate senza transetto che starebbero a testimoniare la presenza di una struttura preesistente a quella due-trecentesca verosimilmente riferibile ad un lasso temporale compreso tra la fine dell'XI e la prima metà del XII secolo. Tale struttura sarebbe stata poi inglobata da quella cistercense che si presenta con tre navate divise da pilastri cruciformi e quattro campate irregolari che si restringono dall'ingresso verso l'abside. L'interno contiene vari elementi dalla connotazione inequivocabilmente borgognona-cistercense: la sottile cornice che percorre l'intera chiesa, le chiavi di volta della navata, le cornici basamentali di alcuni pilastri, i capitelli con terminazione a 'crochet'. Piuttosto evidente risulta l'analogia con l'altro cantiere cistercense di Santa Maria Arabona (Manoppello, Pe), nel quale avevano operato maestranze provenienti dall'abbazia delle Tre Fontane, da cui si è ipotizzato l'intervento delle medesime maestranze anche in Santa Maria Maggiore. Ciò non deve però indurre a ritenere l'interno di Santa Maria Maggiore una copia o una prosecuzione dei contenuti di Arabona, poiché si tratta di una realizzazione ispirata direttamente ai canoni francesi. L'interno si presenta con una navata principale scandita da piloni con sezione a croce latina i cui bracci formano pilastri a quattro arcate, due per gli archi divisori e due per quelli trasversali di altezza maggiore. La base d'imposta delle arcate divisorie è decorata con cimase intagliate a fogliame e i pilastri che si affacciano sulla navata principale sono arricchiti negli angoli interni da sottili colonne sulle quali ricadono le crociere della volta. Una cornicetta orizzontale unisce i capitelli dei pilastri a quelli delle colonne, tutti sono a doppio ordine di foglie piene lanceolate con terminazione ad uncino, classico motivo a 'crochet' della scuola francese, e si concludono con un sottile abaco sovrapposto ad una specie di echino che gira arrotondandosi sulla curva della colonnina. Tale serie di elementi rappresenta uno degli accennati argomenti di confronto con la scuola borgognona, che nel corso del XIII secolo iniziavano a circolare nella nostra penisola e dunque anche in Abruzzo. Appena sopra i capitelli un'unica cornice percorre la navata centrale e l'abside in tutto il loro perimetro, creando uno stretto legame sintattico tra i due spazi. Proseguendo nell'analisi dell'interno si nota come le arcate acute della navata principale siano prive di modanature, come in Santa Maria Arabona, mentre i costoloni d'ogiva, che ricadono sulle colonnine, sono sagomati con un toro a mandorla e si concludono nel punto d'incrocio con un grande fiore a rilevo. Altro elemento insolito per il panorama architettonico abruzzese si ritrova nella copertura delle navate laterali costituita da volte a semibotte con sottostanti archi acuti, esempio rarissimo in Italia, da cui si evince di nuovo un richiamo alla Francia meridionale e alla Borgogna. Il corpo longitudinale dell'edificio si conclude con l'innesto dell'elemento absidale preceduto dall'arco di trionfo, quest'ultimo parte dallo stesso piano della navata e ad esso sono addossate, sempre secondo il modello cistercense, due semicolonnine che, senza giungere fino a terra, terminano a metà altezza con un cono rovesciato al di sotto del quale sono posti un elemento fitomorfo da un lato ed uno antropomorfo dall'altro. L'ambiente absidale è caratterizzato da un corpo ottagonale, con quattro archi, inserito in un blocco cubico che abbraccia tutta la larghezza della chiesa con copertura costolonata ad ombrello. La soluzione ottagona è senz'altro originale e sembra non avere referenti diretti, unica analogia può essere ritrovata nella chiesa di Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino (1280), anche se qui l'idea è sicuramente più rozza. Varie spiegazioni sono state ipotizzate per motivare l'adozione di tale tipologia architettonica, da un punto di vista tecnico si è pensato che questa poteva rivelarsi la soluzione meno impegnativa poiché avrebbe evitato la costruzione di terrapieni salvaguardando contemporaneamente il tessuto urbanistico circostante. Sotto l'aspetto più simbolico invece si è pensato ad una volontà di Manfredi di rievocare l'ottagono di Castel del Monte, una delle dimore preferite da Federico II, o di riferirsi al Santo Sepolcro, sicuramente importante tema di riferimento per l'architettura occidentale. Sta di fatto che l'esempio di Lanciano sembra costituire un 'unicum' nell'organizzazione spaziale e, sotto questo aspetto, potrebbe considerarsi l'idea embrionale dell'impianto di Santa Maria del Fiore a Firenze, in cui il concetto di base sarebbe stato ampliato ed arricchito con una serie di ulteriori elementi. La corposa serie di novità che la chiesa di Santa Maria Maggiore offre all'interno non si rintraccia con la stessa evidenza nella parte esterna, in cui sono sì presenti elementi dell'arte borgognona ma distribuiti in maniera più sporadica e riferibili ad un genere architettonico diffusosi anche in Puglia. Oggi la struttura esterna appare libera dalle costruzioni aggiunte nell'ampliamento del XVI secolo, nel quale venne demolita la navata sinistra addossando la chiesa cinquecentesca al fianco nord dell'edificio federiciano; tale intervento comportò anche l'eliminazione di uno dei due ingressi laterali, quello posto sul lato settentrionale, probabilmente rimontato in questa fase nella parte aggiunta della facciata orientale. Quest'ultima costituisce l'elemento esterno di maggiore impatto; costruita in pietra arenaria, risulta formata da due corpi, quello trecentesco posto al termine di un'alta scalinata e quello di epoca successiva in posizione contigua sul lato destro. La parte di sinistra è chiusa ai lati da due lunghe lesene; nella zona intermedia due contrafforti contrastano le spinte della cupola ottagonale e creano un punto d'appoggio allo sviluppo della strombatura del maestoso portale ogivale. Quest'ultimo, vero e proprio capolavoro di plasticità, fu realizzato nel 1317 dallo scultore lancianese Francesco Petrini. L'opera si caratterizza per un forte risalto delle spalle che, sfruttando lo spessore dei contrafforti, riescono a creare una forte strombatura, difficile da rintracciare negli altri grandi portali abruzzesi. Le spalle si articolano in tre risalti per lato, in cui si alternano tre colonnine cantonali e tre cordoni all'interno degli spigoli. Le colonnine a cordone sono divise in tre parti da anelli orizzontali a forte rilievo e ogni porzione di fusto è diversamente decorata: a spirale, a spina di pesce, a bastoni fioriti, a nastri. A conclusione, sul lato esterno, sono poste altre due colonnine, più robuste, divise in due ordini, che proseguivano al di sopra dei capitelli con un ulteriore ordine, di cui oggi però mancano i fusti rimanendo solo il coronamento a cuspide schiacciata. Gli elementi posti ad ornamento delle spalle del portale proseguono sulla curva ogivale, cambiando anche motivo decorativo e sagoma. All'interno della lunetta, posta sopra il semplicissimo architrave, è inserito un gruppo scultoreo composto da Gesù, Maria, Giovanni e l'angelo incoronante, a cui si aggiunge un'iscrizione lasciata dall'autore contenente una dedica a Santa Maria Maggiore, il proprio nome e la data dell'opera. Il portale è poi incorniciato in alto da un frontone cuspidato a grandi foglie di acanto contenente un piccolo bassorilievo rappresentante l'Agnello Divino. Appena sopra è posta la grande finestra circolare molto probabilmente già esistente all'epoca dell'intervento del Petrini, dovendo costituire la luce di fondo della chiesa borgognona. Lo dimostra la presenza di elementi più antichi, i bastoni a fascio e il traforo ad archetti accavallati, ai quali il maestro lancianese aggiunse un giro di foglie di acanto ed un archivolto sporgente con grandi fiori quadri e sorretto da colonnine poggianti su mensole con figurine di sfingi. Anche le finestrine poste ai lati del portale erano preesistenti e l'intervento del Petrini fu di ridurle a bifore con arcatelle acute trilobate inserendo nella strombatura colonnine a tortiglione grandi fiori a punta di diamante. La critica più recente si è espressa per un ridimensionamento del ruolo del Petrini nella realizzazione del maestoso portale, il che non influisce comunque sull'indubbio valore dell'opera. La realizzazione del portale nel 1317 coincise con la decisione di ribaltare l'orientamento della chiesa per dotarla di un accesso più comodo a valle e soprattutto più ampio e rappresentativo e dunque anche più rispondente all'eleganza delle forme interne. Il prospetto prosegue sulla destra con il corpo aggiunto nel XVI secolo formando con esso un unico volume rettangolare a terminazione orizzontale. La parte aggiunta posteriormente ripete la medesima disposizione del portale, delle due finestre strombate e del rosone centrale. Il portale, come accennato, proviene dal distrutto fianco settentrionale e sembra comunque richiamare lo stile di quello principale. Le due finestre sono poste allo stesso livello di quelle del fianco sinistro e sono delle stesse dimensioni anche se di fattura più semplice. Sul duecentesco prospetto laterale sud della chiesa, coronato da una larga cornice ad arcatelle, si aprono finestre romaniche e a sesto acuto ed un elegante portale con doppio arco ad ogiva contornato da snelli pilastri e da timpano a mensole; evidente risulta l'analogia con altri portali pugliesi di epoca federiciana come quello di Castel del Monte ad Andria. Su via Garibaldi sia affaccia il prospetto occidentale, quello che inizialmente era il principale, costituito da un avancorpo con arco a sesto acuto che precede la facciata vera e propria con portale a tutto sesto. In alto spicca un'alta torre campanaria a quattro ordini suddivisi da cornici marcapiano aggettanti e archetti pensili e arricchiti da trifore non del tutto conservate. Nella sagrestia di Santa Maria Maggiore si conserva una magnifica croce di argento cesellato di Nicola da Guardiagrele (1422) (ved. Sezione Oreficeria, Nicola da Guardiagrele).
Informazioni:  Municipio tel. 0872-44306; chiesa di Santa Maria Maggiore tel. 0872-714959
Stato di agibilità:  Agibile
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, facciata orientale, portale principale
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, facciata orientale, ampliamento cinquecentesco
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, facciata trecentesca, particolare portale
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, interno
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, prospetto settentrionale, portale
Lanciano, chesa di S. Maria Maggiore, torre campanaria