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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Escher Maurits Cornelis , Belvedere

Comune:  Pacentro
Come arrivare:  A25, uscita Pratola Peligna/Sulmona; proseguire per 14 km in direzione Sulmona/Pacentro A1, uscita Caianello; seguire le indicazioni per Roccaraso/Sulmona/Pacentro
Notizie:  Nel maggio del 1958 il grafico e illustratore Maurits Cornelis Escher (v. Scheda autore) realizzò la sua prima litografia dedicata alle costruzioni impossibili: "Belvedere" (cm. 46,2 x 29.5). Quest'opera fu sicuramente ispirata dal panorama che l'artista godeva dalla sua casa durante il soggiorno a Pettorano sul Gizio, che egli chiamava "Belvedere della Valle Peligna" , anche se realizzata quasi trent'anni più tardi. In essa sono infatti riconoscibile sullo sfondo i monti Morrone e Maiella. Sul paesaggio montano si affaccia, in primo piano al centro, una specie di padiglione rinascimentale, dotato di due logge coperte da tre cupolette; la sovrapposizione delle due logge è però completamente sbagliata, perchè il lato corto del piano di sotto risulta sovrastato dal lato lungo del piano di sopra. Inoltre, la scala che porta al secondo piano dell'edificio è contemporaneamente all'interno e all'esterno di esso; si tratta quindi di una scala impossibile. Seduto ai piedi del Belvedere c'è un uomo con in mano un cubo impossibile che osserva perplesso questo oggetto assurdo ed un disegno improponibile, perché con una prospettiva impossibile da realizzare. Escher a proposito di quest'opera scrive: "In basso a sinistra giace un pezzo di carta su cui sono disegnati gli spigoli di un cubo. Due piccoli cerchi marcano le posizioni ove gli spigoli si intersecano. Quale spigolo è verso di noi e quale sullo sfondo? E' un mondo tridimensionale allo stesso tempo vicino e lontano, è una cosa impossibile e quindi non può essere illustrato. Tuttavia è del tutto possibile disegnare un oggetto che ci mostra una diversa realtà quando lo guardiamo dal di sopra o dal di sotto". Il cubo di cui parla Escher è noto con il nome di cubo di Necker citato esplicitamente nel foglio a terra nella parte bassa del disegno. Escher rende volumetrici gli spigoli del cubo e li incrocia ad arte, creando effetti di totale spiazzamento nella nostra percezione. Tutta la composizione è realizzata secondo questo schema, ed è immersa in una strana sensazione di pace e serenità. L'opera, firmata e datata in basso a destra, venne donata nel 1992 dal figlio maggiore dell'artista, Gorge, alla National Gallery of Canada di Ottawa, presso la quale è tuttora conservata. La Maiella è da sempre per gli abruzzesi la "Montagna magica", la "Montagna Madre" o "Padre dei monti", come la definì Plinio il Vecchio nella "Naturalis Historia", ed anche la "Domus Christi" secondo il Petrarca. Forse la sua stessa conformazione, così imponente ed impenetrabile ma allo stesso tempo così dolce e compatta, l'ha resa fino a tempi recenti quasi inviolabile, avvolgendo le sue vette di leggende e di miti. A questi miti è probabilmente legata l'origine del nome stesso Maiella (che sostituì il nome greco Nicate) che ancora oggi non ha trovato una definitiva spiegazione; da alcuni viene associato al culto della dea Maja, madre del dio alato Mercurio, che, secondo la leggenda, dalla lontana Frigia si recò sul monte per raccogliere erbe medicinali che avrebbero avuto il potere di salvare suo figlio mortalmente ferito in battaglia. Ciò potrebbe spiegare l'appellativo di madre che le viene attribuito. Altri, invece, lo collegano a Majo, antico nome del maggiociondolo, una bella pianta abbastanza diffusa. Montagna sacra al tempo dei pagani, ma sacra anche per i cristiani, che qui trovarono l'ambiente ideale per il loro insediamento e vi eressero numerosi eremi ed abbazie. Delle opere realizzate soprattutto dai monaci benedettini e dai seguaci di Celestino V, restano numerose testimonianze: S. Liberatore (Serramonacesca) e S. Clemente a Casauria (Torre de' Passeri) furono le abbazie più importanti per l'Abruzzo e i Celestini trovando su questo massiccio i luoghi per i loro ritiri spirituali vi crearono numerosi centri, il più importante dei quali è quello di S. Spirito nell'omonima valle (Roccamorice). Dopo il Gran Sasso, con i suoi 2795 m. la Maiella rappresenta la seconda vetta dell'intero Appennino ed è compresa nei territori delle province di Chieti, L'Aquila e Pescara. Circa 6 milioni di anni fa iniziarono i primi movimenti che portarono alla formazione di quello che è oggi uno dei massicci più belli ed importanti d'Italia. Di natura calcarea e con una forma molto caratteristica, massiccia e arrotondata, simile ad una grande cupola ellittica, la Maiella si presenta come un massiccio montuoso compatto, solcato da un intreccio di torrenti e ruscelli e caratterizzato da valloni selvaggi e dislivelli notevoli. Essa è costituita da quattro massicci ben individuati: la Maiella propriamente detta, il Morrone, il Porrara e i Monti Pizzi, con le valli e i piani carsici che fra essi si interpongono. E' formata da 61 vette, di cui più di trenta superano i 2000 metri di altitudine, ed ha la sua cima principale nel Monte Amaro (2795 m); presenta profondi e selvaggi valloni (alcuni si possono considerare veri e propri canyon), doline, pietraie e vasti altipiani d'alta quota come la celebre Valle di Femmina Morta (2400 m. ca.). Tra le altre vette che superano i 2500 m. ricordiamo il Monte Acquaviva (2737 m.), la cima delle Morelle (2596 m.), una delle più aguzze e scoscese, e il Monte Focalone (2676 m.) con ripide pareti quasi dolomitiche. Il versante occidentale della montagna, sovrastante la conca di Sulmona, si erge ripido e compatto, solcato da ripidi canaloni e fasciato in basso da fitte faggete, mentre quello orientale è più arrotondato e coperto di vegetazione ma con un aspetto molto vario; interrotto da forre e selvaggi valloni, è caratterizzato da gole profonde e suggestive come la Valle di Santo Spirito, la Val Serviera, la Valle di Selvaromana, il Vallone delle Tre Grotte. Il paesaggio è aspro e selvaggio ed evidente è il fenomeno carsico sia a livello di erosioni superficiali che di fenomeni sotterranei con la presenza di numerose grotte ben conservate, come Grotta Canosa (2604 m.), la più elevata del Massiccio, le Grotte del Bue e dell'Asino, e la più famosa Grotta del Cavallone nel Vallone di Taranta Peligna. La parte centrale del massiccio è stata modellata dall'azione dei ghiacciai, e si presenta come un gigantesco tavolato ondulato, conferendo alla parte alta di valle Cannella, alla valle delle Mandrelle, alla valle di Taranta Peligna, alla valle dell'Orfento ed all'anfiteatro delle Morelle, la caratteristica forma ad "U". Nel 1991 fu istituito il Parco Nazionale della Maiella (con Legge 6 dicembre 1991, n. 394), che occupa una superficie di circa 75.000 ettari, si estende su tre province (Pescara, Chieti e L'Aquila) interessando 6 Comunità Montane (Peligna, Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemiglia, Majella e Morrone, Majelletta, Aventino-Medio Sangro, Medio-Sangro) e 39 comuni (Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, Sant'Eufemia a Majella, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Serramonacesca, Tocco da Casauria, nella provincia di Pescara; Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Roccacasale, Roccapia, Roccaraso, Sulmona, nella provincia dell'Aquila; Civitella Messer Raimondo, Fara S. Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Rapino, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Taranta Peligna, nella provincia di Chieti). L'Ente Parco è stato istituito con Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995. Il Parco Nazionale della Maiella rappresenta l'anello di congiunzione tra il Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga a nord, il Parco Nazionale d'Abruzzo a sud e il Parco del Sirente-Velino, creando un'unica area naturalistica protetta molto vasta e con un ricco patrimonio faunistico all'interno della stessa regione. Un Parco Nazionale che per posizione geografica, per asprezza, vastità e imponenza, per il rigore e la mutevolezza climatica, è sicuramente unico nel suo genere: esso ospita, infatti, il maggior numero di specie di mammiferi presenti in Abruzzo nonché una vasta varietà di specie vegetali che rendono quest'area una delle più interessanti della catena appenninica. Vai a: Navigazione, cerca Il gruppo montuoso del Morrone, sovrastante la città di Sulmona, è racchiuso tra la Valle Peligna, il fiume Aterno e la Majella, dalla quale è separato dalla valle del torrente Orte. Il nome Morrone deriva dal termine "murrone", cioè roccia. Esso è infatti costituito da un massiccio calcareo molto compatto, sulla cui sommità si trovano le cime principali del gruppo; il Monte Morrone (2061 m); il Monte Rotondo, (1731 m) e il Monte Corvo (1128 m). Le montagne del Morrone costituiscono una riserva naturale protetta e sono inserite nel territorio della Comunità Montana della Maiella e del Morrone e nel Parco nazionale della Maiella. A mezza costa del monte Morrone si trova il santuario romano di Ercole Curino, tornato alla luce durante gli scavi in occasione del Bimillenario Ovidiano (1957), avviati allo scopo di rinvenire i resti della villa dell'illustre poeta sulmonese, e che invece hanno rivelato un luogo di culto pagano. Poco sopra il santuario di Ercole Curino si trova l'eremo di S. Onofrio nel quale S. Pietro Celestino trascorse gran parte della sua vita in solitudine fino all'elezione al soglio pontificio.
Informazioni:  Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Montagne_del_Morrone"
Maurits Cornelis Escher, Belvedere
La Maiella imbiancata
Il Morrone