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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Lear Edward, Mopolino di Montereale - Residenza dei Ricci

Comune:  Capitignano
Frazione:  Mopolino
Come arrivare:  A24, uscita L'Aquila Ovest; proseguire per 30 km in direzione Pizzoli/ Montereale/ Capitignano/ Mopolino da Napoli: A1, uscita Caianello; seguire le indicazioni per Roccaraso/ Sulmona, L'Aquila
Notizie:  Il disegno, intitolato "Mopolino di Montereale - Residenza dei Ricci", fu realizzato dallo scrittore ed artista inglese Edward Lear (v. scheda autore) come allegato grafico al suo volume del 1841 "Illustrated Excursions in Italy" (un resoconto del suo "Grand Tour" nella nostra regione durante il periodo in cui visse a Roma, a partire dal 1837); raffigura la strada principale di Mopolino, frazione del comune di Capitignano (e non di Montereale, come erroneamente scritto dall'autore nella descrizione dell'immagine), sulla quale si affaccia il prestigioso Palazzo Ricci, che fu residenza estiva di papa Pio VI. Il comune di Capitignano (formato dalle frazioni di Aglioli, Colle Noveri, Mopolino, Pago, Paterno, Rovagnano e Sivignano), occupa prevalentemente la conca di Montereale con delle propaggini in altura sui colli S. Maria e Leone e sul monte Civitella (per una media di 930 m. d'altitudine), in un territorio ricco di corsi d'acqua e sorgenti ricadente quasi interamente all'interno dei confini del Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga; il toponimo deriverebbe da "Capitonius", nome proprio latino da cui sarebbe derivata la denominazione del "fundus" (*Capitonianus ?). In realtà Capitignano viene nominato per la prima volta solo nel 920, in un passo del "Chronicon Farfense" dove si dice che l'abate di Farfa Rimone "acquisivit terram quondam in territorio Novertino ubi dicitur Capitinianus" (ovvero "allora acquisì la terra detta Capitignano nel territorio Novertino"); successivamente, nel "Catalogus Baronum" (XII secolo) è riportata la notizia: "Gentilis et Gualterius de Poppleto tenent in Amiterno a domino Rege Capitignanum" (ossia "Gentile e Gualtiero di Coppito ottengono dal re Capitignano nel territorio di Amiterno"). Malgrado la penuria di testimonianze scritte antecedenti il X secolo, le testimonianze materiali attestano un'occupazione del territorio precedente: in località S. Donato, infatti, sono stati portati alla luce i resti di una villa rustica d'età romana (secc. III-II a.C.), caratterizzata da due ambienti pavimentati con mosaici realizzati con pietra locale e selci (il primo decorato da fasce nere perimetrali, il secondo a rombi bianchi e neri); inoltre, è stato recuperato anche l'intonaco dei due ambienti, decorati a fasce nei colori rosso, nero e verde. Durante l'età medievale Capitignano fu feudo della famiglia Ricci, ma fin dalla prima metà del Quattrocento fu inglobato nel contado di Montereale, datazione che permette di risalire a Umberto Ricci, Comandante Equestre di Alfonso I d'Aragona, come possibile costruttore del Palazzo Ricci di Mopolino; nel XVI secolo il feudo fu conquistato dai Medici, in seguito divenne parte dei cosiddetti Feudi Farnesiani, finché passò nelle mani dei Borboni, dopo il matrimonio tra Elisabetta Farnese (che lo portava in dote) e Filippo V di Borbone. Nel XVIII secolo fu inglobato in una delle quattro aree, detti "quarti", in cui era stato diviso il territorio di Montereale ("Nel Quarto di S. Pietro si comprendono le sotto ville... Sivignano... Capitignano... Mopolino", secondo la testimonianza di Antonio Ludovico Antinori in "Corografia storica degli Abruzzi e de' luoghi circonvicini"), ma già nel 1816 il borgo si rese indipendente separandosi amministrativamente da Montereale; da una visita pastorale fatta dal vescovo di Rieti nel 1852 si evince che la comunità di Capitignano era composta "di 800 anime che formano la parrocchia di S. Flaviano", mentre nel 1891 la popolazione residente "constava di 1101 anime", per poi crescere ancora ed attestarsi nel 1917 a "1190 anime e 216 famiglie". Il monumento più importante del borgo (situato in splendida posizione vicino al lago di Campotosto) è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Flaviano (XVI secolo): l'impianto, che riproduce lo schema originario della basilica di S. Bernardino dell'Aquila, si presenta a tre navate divise da pilastri, confluenti in un vano ottagonale a cupola con cappelle radiali; vi si custodiscono un prezioso ciborio ligneo dorato (XIV secolo), un organo rinascimentale ed una preziosa croce in argento sbalzato attribuita alla bottega di Nicola da Guardiagrele. Nella frazione di Mopolino, invece, di particolare interesse è l'imponente Palazzo Ricci, raffigurato nel disegno eseguito da Lear: massima espressione architettonica dell'area, il palazzo è di gusto neoclassico, ma s'impianta su preesistenti strutture quattro-cinquentesche; a pianta quadrangolare, articolato su tre piani e sormontato da due torrette di avvistamento, ha una cappella gentilizia (oggi chiesa di S. Domenico, realizzata nel XVI secolo e restaurata nel XIX secolo da Giuseppe Valadier) ed un giardino. Fu fatto costruire nella prima metà del Quattrocento dal conte Umberto Ricci (comandante della milizia equestre di Alfonso I d'Aragona), utilizzando blocchi di pietra recuperati dall'antico Castello Buono (uno dei 99 castelli fatti distruggere da Federico II, secondo la tradizione), che sorgeva sulla collina sovrastante; alla fine del Cinquecento, a causa di uno dei tanti terremoti verificatisi in zona, il palazzo fu sottoposto ad ampliamenti e rifacimenti, come risulta da un'iscrizione sul portale che dal piano terra immette nelle cantine. Il catastrofico terremoto del 1703 arrecò danni irrimediabili all'impianto originario, ma fu solo nel 1783 che l'architetto Giovanni Stern eseguì il restauro del palazzo, come attesta l'epigrafe posta sulla facciata principale; lo Stern era stato inviato dal papa Pio VI Braschi al conte Serafino Ricci (padre del poeta Angelo Maria), il quale rimase talmente soddisfatto del lavoro dell'architetto, che in seguito gli affidò anche il restauro della residenza di Rieti. Nel 1839 ci fu un ultimo intervento di restauro, eseguito sulla base di un disegno del celebre architetto neoclassico Giuseppe Valadier (1839). Il palazzo godette di una tale popolarità dopo l'intervento di Stern, che fu scelto come residenza estiva dallo stesso Pio VI, il quale concesse anche l'indulgenza plenaria ai fedeli che avessero visitato l'attigua cappella gentilizia intitolata a S. Domenico; oltre al pontefice soggiornarono nel palazzo altri personaggi importanti (oltre a vari re di Napoli), tra cui gli scultori Antonio Canova e Bertel Thorwaldsen, lo stesso Edward Lear e, probabilmente, secoli prima, anche la "madama" Margherita d'Austria (ipotesi sostenuta da alcuni studiosi sulla base di alcuni stemmi dipinti rivenuti all'interno del palazzo). Uno degli ultimi eredi della famiglia Ricci che risiedette stabilmente nel palazzo fu la principessa Eleonora Pallavicini Rospigliosi, nipote del papa Clemente IX e moglie di don Celestino Ricci (figlio di Serafino e fratello del poeta Angelo Maria); attualmente il palazzo e le terre annesse sono di proprietà della famiglia Valentini, anch'essa di nobili origini, ma presto Palazzo Ricci ospiterà il Centro Servizi del Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga.