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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Quick (?), Il castello

Comune:  L'Aquila
Come arrivare:  A24, uscita L'AQUILA da Napoli: A1, uscita Caianello; seguire le indicazioni per Roccaraso/ Sulmona, L'Aquila
Notizie:  Il disegno, intitolato "Il castello" e realizzato dall'altrimenti ignoto disegnatore Quick (?), raffigura uno dei più importanti monumenti dell'Aquila ed è stato utilizzato come illustrazione per il volume dello scrittore inglese John August Cuthbert Hare "Da Roma all'Aquila e ritorno lungo la Claudia Valeria per Sulmona e la Marsica nella primavera del 1874" (traduzione del più ampio testo "Cities of Southern Italy and Sicily", pubblicato a Londra nel 1883), nel quale il viaggiatore fa un resoconto del suo tour nella nostra regione, una delle pochissime parti d'Italia "non ancora rovinata dall'assalto dei turisti inglesi e americani" (a detta dello stesso autore). Il Forte Spagnolo dell'Aquila, spesso chiamato più semplicemente ma non correttamente "castello", costituisce un particolarissimo esempio dell'architettura militare cinquecentesca, essendo stato eretto secondo le più moderne tecniche di quel periodo; sorse nel punto più elevato della città, su un terreno dov'era un precedente fortilizio fatto erigere dal viceré di Napoli Filiberto d'Orange (su una rocca più antica edificata, secondo la tradizione, da re Ladislao nel 1401). Fu voluto da don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca e nuovo viceré dopo la morte del Principe d'Orange (1532), per punire e controllare i cittadini aquilani ("ad reprimendam audaciam Aquilanorum", come si leggeva in una iscrizione oggi perduta), che si erano ribellati agli spagnoli e schierati con i rivali francesi, capitanati dal Lautrec; infatti per giustificare l'edificazione fu presa a pretesto la volontà dei nuovi signori di ottenere obbedienza nella popolazione e garantire sicurezza alla guarnigione spagnola, dopo l'ardimentoso gesto di rivolta del 1527 (espiato dagli Aquilani col pagamento di tutte le spese di costruzione, stimate in circa 400.000 scudi), ma in realtà la costruzione del forte rientrava in un più ampio progetto di fortificazioni, realizzato in tutto il nuovo territorio acquisito dalla Spagna dopo il Trattato di Cambrai. La progettazione fu affidata al capitano ed architetto militare di Carlo V, il valenciano Pirro Luis Escribà (italianizzato in Pirro Aloisio Scrivà), in quel tempo già impegnato nella realizzazione di Castel Sant'Elmo a Napoli; la costruzione fu avviata il 30 maggio del 1534 e per circa due anni il progettista rimase a seguire i lavori, che furono poi continuati alacremente fino al 1549 prima da Gian Girolamo Escribà (probabilmente suo parente) e, dal 1542, da Giovanni Giacomo dell'Acaja. I lavori procedettero poi più stancamente fino al 1567, anno in cui, essendo peggiorate le condizioni economiche degli Aquilani e non potendo più essi continuare a versare le esose tasse con le quali veniva pagata la realizzazione del forte, la Regia Udienza di Napoli sospese la costruzione, lasciando incompiuta l'opera; da allora, il forte fu utilizzato come alloggiamento per le truppe. Sul portale d'accesso al forte si trova una lunga iscrizione fatta apporre dal Governatore Gerolamo Xarque, "praefectus arci", dove sono riportati i dati relativi alla realizzazione dell'opera; lo scritto, però, non attesta tutta la verità, in quanto afferma che il già citato Xarque portò a termine la costruzione nel 1543, notizia smentita dai dati storici, i quali testimoniano che si continuò ad edificare, come già detto, almeno fino al 1567. Le vicende edilizie proseguirono poi attraverso diverse fasi, nel XVII secolo (1606 e 1698) e poi nell'Ottocento, quando venne sostituito il ponte di legno semilevatoio con quello attuale, in pietra (1846). Sebbene mai utilizzato dal punto di vista bellico, il forte svolse comunque un importante ruolo nella storia militare aquilana: fu sede della repressione della rivolta antispagnola del 1647-48, venne assediato nell'anno 1743 e, nel corso della guerra di successione polacca, dopo l'avvento di Carlo III di Borbone sul trono di Napoli, fu attaccato dalle truppe borboniche, in quanto occupato dagli Austriaci; nel 1799 le truppe francesi d'invasione occuparono il forte e ne fecero il caposaldo della loro resistenza alla guerriglia delle masse contadine sanfediste, guidate dall'eroe popolare Giovanni Salomone. Utilizzato come caserma e come prigione da Austriaci, Francesi e Borbonici, fu sede del Comando del Presidio Militare dell'Aquila dopo l'Unità d'Italia, mentre nella prima metà del Novecento, su iniziativa di Adelchi Serena (allora Podestà dell'Aquila), iniziò a farsi strada l'idea di trasformare il "castello" in Museo di arte e archeologia. Purtroppo durante l'occupazione tedesca il monumento ebbe a subire gravi danni e depredazioni, ma, alla fine della guerra, liberato dal demanio militare, fu consegnato alla Soprintendenza ai Monumenti, che provvide a restaurare e rivitalizzare il grande complesso monumentale (a partire dal 1966); oggi il forte spagnolo ospita il Museo Nazionale d'Abruzzo (sezioni archeologia e arte) e gli uffici ed i laboratori delle due Soprintendenze al Patrimonio Storico-Artistico ed Architettonico per l'Abruzzo. La fortezza esternamente conserva ancora intatta la sua forma: a pianta quadrata, con un'altezza totale di 30 metri ed una lunghezza delle cortine pari a 60 metri, ha mura in travertino, spesse da 10 metri alla base fino a 5 alla sommità; queste ultime racchiudono un cortile con quattro bastioni dai profili lanceolati ai vertici delle diagonali (la cui distanza è pari a m. 130), i quali si contraddistinguono proprio per la singolare presenza di doppi lobi di raccordo al corpo quadrato, che avevano l'importante funzione di raddoppiare il numero delle bocche da fuoco. Il perimetro dell'intera costruzione è circondato da un ampio fossato (largh. m. 23, prof. m. 14), non destinato ad essere allagato, dal quale si erge a scarpata il recinto poligonale bastionato, collegato con l'esterno per mezzo di un ponte in muratura a quattro campate sostenute da piloni a pianta romboidale (lungh. m. 33); l'ingresso, situato a sud-est, è segnalato da un prezioso portale in pietra dalle raffinate forme rinascimentali, realizzato dagli aquilani Salvato Salvati e Pietro di Stefano e costituito da due arcate sovrapposte fiancheggiate da lesene doriche sorreggenti la trabeazione. Questa presenta il cartiglio con l'iscrizione già ricordata ed è sormontata da un ricco fastigio con al centro lo stemma di Carlo V, con l'aquila bicipite simbolo del Sacro Romano Impero. L'interno della costruzione è occupato da una corte quadrata di 50 metri di lato: la parte sud-orientale, quella corrispondente all'ingresso, presenta un elegante porticato a doppio ordine su robusti pilastri quadrati, mentre le costruzioni che prospettano sul cortile negli altri tre lati furono aggiunte nel corso dei secoli XVII, XVIII e XIX allo scopo di dare comodi alloggiamenti alle truppe ivi albergate; la sopraelevazione della facciata principale al di sopra del loggiato risale, nella forma attuale, al 1855. Il cortile si presenta oggi pavimentato e la parte centrale sistemata a giardino ma, originariamente, al suo centro era collocato un pozzo monumentale, come si deduce da una iscrizione in lingua spagnola del 1630, ritrovata sepolta nel terreno nel 1912 ed oggi collocata sul muro nord-orientale. In fondo al porticato del pianterreno, a sinistra, si apre l'arcata di accesso allo scalone d'onore per il quale si sale al loggiato superiore: gli ambienti che si aprono su di esso costituivano l'appartamento del Governatore ed in due di essi sono ancora conservati gli originali soffitti lignei a cassettoni della seconda metà del sec. XVI.