Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila
Edward Lear, Luco dei Marsi - Chiesa di S. Maria
Comune:
Luco dei Marsi
Come arrivare:
A25, uscita Avezzano; superstrada in direzione Sora/ Cassino, uscita Avezzano zona industriale, SS. 5
da Napoli: A1, uscita Cassino; SS. 6, Superstrada del Liri, seguire le indicazioni per Sora/ Avezzano, direzione Luco dei Marsi
Notizie:
Il disegno, intitolato "Luco dei Marsi - Chiesa di S. Maria", fu uno degli allegati grafici realizzati dallo scrittore ed artista inglese Edward Lear (v. scheda autore) per il suo volume del 1841 "Illustrated Excursions in Italy" (un resoconto del suo "Grand Tour" nella nostra regione durante il periodo in cui visse a Roma, a partire dal 1837); raffigura la chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie di Luco dei Marsi, che un tempo si specchiava nelle acque del lago Fucino.
La chiesa di S. Maria delle Grazie sorge isolata in prossimità del cimitero di Luco dei Marsi, presso il luogo dove si trovava il bosco sacro ad Angizia ("lucus Angitiae") ed il suo santuario (resti del quale, due templi a doppia cella ed altri edifici a carattere sacro, sono emersi durante recenti campagne di scavi), che nell'antichità era cinto dalle mura in opera poligonale ancora oggi conservate lungo la strada che conduce al cimitero; l'edificazione del primo tempio nella parte inferiore del santuario della dea Angizia, attribuita ai monaci dell'abbazia benedettina di Montecassino, è stata datata ipoteticamente intorno al VII-VIII secolo ma è solo a partire dalla metà del X secolo che troviamo documentata la presenza di un piccolo insediamento (forse un "oratorium") dedicato a S. Maria in alcuni documenti cassinesi, nei quali è registrata, tra le altre cose, la donazione della chiesa ai benedettini da parte della contessa dei Marsi Doda (intorno al 950), ricordata nel "Chronicon Cassinense"; ad essa seguirono poco dopo (957) altri lasciti, grazie ai quali fu possibile edificare il monastero-torre, che divenne una delle più prestigiose prepositure cassinesi della Marsica, dipendendo da esso ben 29 monasteri e chiese benedettine. L'importanza dell'insediamento fu subito intuita dall'erede della contessa Doda, Rainaldo II, che riprese possesso dello stesso (fra il 970 e il 985), affidandolo poi ad Aligerio, abate di Montecassino, che poco dopo (1005) lo cedette nuovamente in permuta al conte; infine, all'arrivo dei Normanni, il conte Berardo III concesse definitivamente all'abate di Montecassino Desiderio il complesso di S. Maria di Luco con le sue pertinenze (novembre 1070), donazione accresciuta da un'altra di poco successiva (settembre 1072). L'ultima concessione ai benedettini cassinesi avvenne il 1 maggio del 1089, quando Gentile, conte dei Marsi, donò (nuovamente) all'abate Oderisio, il monastero di S. Maria di Luco, con l'aggiunta di altre chiese del territorio circostante. La giurisdizione benedettina sul feudo che si venne a creare grazie ai lasciti durò fino al 1497, quando Ferdinando II lo concesse alla nobile famiglia Colonna. La chiesa, in stile romanico, risale al XIII secolo: l'esterno si presenta con facciata a capanna in pietra locale, divisa orizzontalmente da una semplicissima cornice, e con una massiccia torre campanaria a pianta quadrata, sul lato sinistro. Nel registro inferiore della facciata si trovano tre portali, architravati e centinati, in corrispondenza delle navate: quello centrale è fiancheggiato da colonne con scanalature ornate da conchiglie, fiori e palmette, che si concludono con capitelli corinzi ed architrave con figure scolpite a bassorilievo; i capitelli sono collegati all'archivolto tramite delle cariatidi che sostengono leoni raffigurati nell'atto di divorare dei bambini. Nella parte superiore, in corrispondenza dei portali, si trovano tre finestre monofore a tutto sesto, tra cui una decorata da transenna in calcare resa a traforo, mentre il culmine della facciata, a doppio spiovente, è segnato da una ricca cornice benedettina, riconducibile ai modi della scuola di S. Liberatore a Maiella. L'interno, a pianta rettangolare con tre navate divise da quattro pilastri quadrati per lato sorreggenti arcate a tutto sesto in pietra locale e soffitto ligneo a capriate, è pavimentato in cotto e concluso da un coro quadrato coperto a crociera; le sei cappelle laterali (quattro a sinistra e due a destra, utilizzate fino al XVIII secolo per ospitare tombe) vennero aggiunte, in numero di quattro per lato, dall'architetto A. Specchi che, a partire dal 1565, realizzò anche le absidiole presbiteriali e la copertura delle navate con volta a botte lunettata. Il presbiterio, rialzato tramite gradini, ospita un raffinato pulpito duecentesco con lettorino decorato da una scena del giudizio finale, ed un coro con antiche iscrizioni; inoltre sono presenti un bassorilievo del XIII secolo raffigurante la Madonna con Bambino ed altri frammenti architettonici, appartenenti alla chiesa altomedievale ed alla città antica: il bellissimo "portale delle donne" (ricomposto durante il restauro del Gavini) e numerosi rilievi decorativi e capitelli duecenteschi ed altomedievali (tutti sulla parete della navata destra), oltre a molteplici frammenti d'età romana. La chiesa, pesantemente danneggiata dal sisma del 1915, fu restaurata dal Gavini, con l'eliminazione di elementi barocchi ed il ripristino dell'originario stile romanico (le volte cadenti furono smantellate e sostituite da capriate lignee; anche le prime due cappelle sul lato destro e le piccole absidi laterali vennero demolite); durante gli stessi lavori furono ricostruiti il campanile, parzialmente crollato, e la zona superiore della facciata. Nel 1995, durante il rifacimento della pavimentazione, sono tornati alla luce gli ambienti sotterranei e tracce della chiesa primitiva, mentre di recente è stata sistemata l'area esterna e restaurati gli affreschi interni, (che decorano le cappelle) e la facciata. Sul fianco orientale della chiesa sorgeva il monastero-torre benedettino di S. Maria de Luco, sede della prestigiosa Prepositura cassinese, i cui resti sono ancora oggi in parte visibili: costruito probabilmente nel X secolo (come già ricordato), quando doveva aver avuto l'aspetto di un torrione, si presenta a pianta rettangolare allungata, descritta da spesse murature in opera incerta dotate di alte feritoie strombate ("arciere") sui lati lunghi; sul lato est si apre invece un portale architravato, che metteva in comunicazione l'aula col chiostro (o orto) interno, creato nel XVI secolo probabilmente per intervento del clero secolare luchese. Prima del terremoto del 1915 le mura erano conservate per un'altezza di tre piani, con evidenti segni di restauro del XVIII secolo.

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