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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Lear Edward, Trasacco

Comune:  Trasacco
Come arrivare:  A25, uscita Avezzano; superstrada in direzione Sora/ Cassino, uscita Avezzano zona Industriale, SS. 7 da Napoli: A1, uscita Cassino; SS 6, Superstrada del Liri, seguire le indicazioni per Sora/ Avezzano, direzione Trasacco
Notizie:  Il disegno, realizzato dallo scrittore ed artista inglese Edward Lear (v. scheda autore) come allegato grafico al suo volume del 1841 "Illustrated Excursions in Italy" (un resoconto del suo "Grand Tour" nella nostra regione durante il periodo in cui visse a Roma, a partire dal 1837), è intitolato "Trasacco" e raffigura uno scorcio del centro abitato della Marsica ai piedi del calcareo e brullo Monte Alto. Trasacco, grosso borgo in provincia dell'Aquila un tempo sulla sponda sud del lago Fucino, nacque probabilmente nell'Alto Medioevo poco lontano dall'antico centro marso di Supinum ed avrebbe derivato il suo nome dalle parole latine "trans aquas" ("al di là delle acque") in riferimento alla sua posizione rispetto a Marruvium (oggi S. Benedetto dei Marsi), un tempo importante municipio romano della regione marsa. Il centro si sviluppò attorno alla basilica dei SS. Rufino e Cesidio, eretta nel III secolo e distrutta nel 936 durante il saccheggio da parte dei Magiari, ricostruita e ampliata più volte (ingrandita a partire dal 1096 grazie alle cospicue donazioni dei conti dei Marsi, rimaneggiata nel corso del Cinquecento, ampliata nel 1618 con la costruzione della quarta navata sul fianco sinistro per volere dell'abate Cicerone De Blasis). Nel "Catalogo dei Baroni" ("Catalogus Baronum") fatto compilare da Guglielmo II nel 1187, Trasacco (che compare qui con la denominazione "Tresacco") risulta feudo del conte Ruggero d'Albe, mentre nel 1441 finì nell'orbita degli Orsini e poi dei Colonna, finché l'ultimo erede di questi, Fabrizio, vendette il borgo al figlio naturale di Ferdinando I d'Aragona (1518); nel 1529 passò (quasi sicuramente) sotto la giurisdizione dei conti di Celano, mentre il 25 aprile del 1592 venne assalito dalla banda di Marco di Sciarra. Dopo secoli di calo demografico dovuto al diffondersi di varie malattie epidemiche (peste nel 1656, vaiolo nel 1802 e nel 1821, morbillo nel 1810), col prosciugamento del Fucino da parte del principe Alessandro Torlonia nella seconda metà dell'Ottocento Trasacco conobbe, come tutti i paesi rivieraschi, un notevole impulso demografico. Esso, però, non fu accompagnato da un adeguato sviluppo economico, tanto che all'inizio del XX secolo molte persone furono costrette ad emigrare e chi restò dovette affrontare prove durissime, tra cui il catastrofico sisma del 13 gennaio 1915, che distrusse gran parte del paese provocando 26 morti e 117 feriti; le due guerre mondiali, poi, aggravarono ulteriormente la crisi economica, che sfociò nella rivolta contro i Torlonia (1952), la quale ebbe come esito l'esproprio del Fucino e la distribuzione delle terre ai coltivatori, evento che portò ad un progressivo risollevamento dell'economia locale, tuttora basata in gran parte sull'agricoltura. Uno dei simboli di Trasacco è la torre medievale che sorge alla periferia del borgo e guida chi dalla via Tiburtina-Valeria, attraversando la piana del Fucino, vuole raggiungere il paese: probabilmente in passato aveva proprio la funzione di punto di osservazione sul lago (per prevenire eventuali attacchi armati) o di faro ad uso dei pescatori che percorrevano di notte il bacino lacustre. Conosciuta col nome di "torre di Muzio Febonio" (o "dei Feboni", dalla ricca famiglia amministratrice dei beni patrimoniali dei Colonna che qui visse a partire dal XVI secolo), è alta m. 27,50 e si presenta a pianta quadrata con la parte terminale di forma cilindrica. Sebbene la fantasia popolare le abbia attribuito anche il nome di "torre di Agrippina" (o "di Messalina"), perché un tempo si riteneva fosse stata la residenza dell'imperatrice quando aveva dimorato nella Marsica al seguito del consorte Claudio, la prima attestazione certa della sua esistenza in "Villa Transaquas" si ha solo nel "Chronicon Farfense"del X secolo, dal quale si apprende che vi si amministrava la giustizia (anno 970), testimonianza seguita due secoli dopo da quella del "Chronicon Cassinense", che riporta la notizia della distruzione della torre da parte dei Magiari nel 937. Appartenuta in un primo momento ai conti dei Marsi, la torre costituisce un caso particolare di fusione di due stili architettonici: la porzione inferiore, infatti, ha una forma parallelepipeda tipica del Medioevo, mentre quella superiore ha forma cilindrica ed è dotata di beccatelli a mensoloni ed archetti acuti (simili a quelli delle altre rocche della Marsica), elementi tipici del periodo rinascimentale. Il catastrofico sisma del 1915 ha colpito anche la torre, causando il crollo di un'ampia parte della merlatura superiore e l'apertura di varie crepe, condizione precaria che ha reso necessari vari interventi di restauro, tra cui uno all'inizio degli anni '70 e l'ultimo nel 2003.