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Paesaggio nell'Arte - Provincia di Pescara

Cascella Michele, Vedute del bagno penale borbonico

Comune:  Pescara
Come arrivare:  A14, uscita Pescara Ovest/Chieti/Pescara Centro; proseguire per 5 km in direzione Pescara
Notizie:  Le due vedute del bagno penale borbonico vennero realizzate da Michele Cascella (v. scheda autore) a distanza di circa venti anni l'una dall'altra: la prima, un acquerello su cartoncino intitolato "Veduta del fiume Pescara con il bagno penale" (cm. 41 x 60), fu realizzata nel 1932 ed è conservata nel Palazzo del Governo di Pescara, mentre la seconda, dal titolo "Vecchia caserma di Pescara" (china e tempera su carta incollata su tavola, cm. 35 x 49), è firmato e datato in basso a sinistra (Michele Cascella 1951) ed è conservato presso il Museo d'Arte "Costantino Barbella" di Chieti. Si deve al duca d'Alba Ferdinando Alvarez di Toledo, vicerè di Filippo II di Napoli, la decisione di realizzare imponenti opere di fortificazione (una grande fortezza, una torre ed un castello) per accrescere le difese marittime e terrestri di Pescara; oggi, di questa massiccia struttura, rimane soltanto la caserma borbonica col bagno penale ("monumento al supplizio", attualmente sede del Museo delle Genti d'Abruzzo), che si trova nella zona a sud del fiume ed inglobava in origine la via consolare Valeria, antica strada romana d'età repubblicana. La fortezza fu oggetto di un terribile assalto portato dall'ammiraglio ottomano Pialy Pascià nel 1566, ma resistette, anche grazie al decisivo contributo del valoroso condottiero Giovan Girolamo II Acquaviva d'Aragona, duca di Atri, il quale organizzò la difesa del bastione e respinse gli attacchi costringendo alla fuga gli aggressori, che si accanirono allora contro Francavilla, Ortona e Vasto, pesantemente saccheggiate e distrutte. Due secoli e mezzo dopo (1814) Pescara fu uno dei teatri in cui si consumò un evento che coinvolse tutta l'Italia Meridionale, i moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli; qui l'insurrezione ebbe due scopi precisi: prima di tutto l'occupazione della fortezza, che aveva una grande importanza strategica, poi la conquista del bagno penale, per poter liberare i tanti patrioti ivi rinchiusi. Ma il valore dei pescaresi fu duramente punito dalla repressione messa in atto dall'esercito borbonico, contro il quale i carbonari abruzzesi nulla poterono. Simbolo di quell'atroce repressione fu da allora il bagno penale di Pescara, carcere tristemente famoso per le condizioni disumane con cui venivano trattati i detenuti, in buona parte patrioti abruzzesi; altro drammatico episodio fu quello dell'alluvione verificatasi nell'ottobre del 1853, che investì il carcere causando la morte per annegamento degli internati del bagno penale. Tra coloro che furono rinchiusi in quello che veniva chiamato il "sepolcro dei vivi" fu anche Clemente De Caesaris, il quale, liberato nel 1860 per ordine di Giuseppe Garibaldi, prese possesso della città e della fortezza, che venne definitivamente smantellata nel 1867. Vicino al sito della fortificazione corrono oggi tre strade che si dipartono da piazza Garibaldi, su cui s'affaccia casa d'Annunzio e dov'era una volta anche il forno di Vincenzo Flaiano, zio dello scrittore Ennio, sbucando su quella che prima si chiamava piazza dell'Arsenale ed oggi è piazza Unione: l'arsenale ha lasciato il posto al palazzo della Camera di Commercio ma il monumento ai Martiri Partenopei torturati nel bagno penale ricorda ancora il sacrificio di tanti patrioti che lottarono per la libertà.
Michele Cascella, Veduta del fiume Pescara con il bagno penale (b/n). Pescara, Palazzo del Governo.
Michele Cascella, Veduta del fiume Pescara con il bagno penale (col.). Pescara, Palazzo del Governo.
Michele Cascella, Vecchia caserma di Pescara. Chieti, Museo d’Arte “Costantino Barbella”.
Vecchia cartolina raffigurante il bagno penale borbonico.
Veduta di via delle Caserme col Museo delle Genti d’Abruzzo.