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Pittura medievale provincia dell'Aquila

Affreschi. Chiesa di Santa Lucia

Comune:  Rocca di Cambio
Provincia:  aq
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Celano/ proseguire lungo la SS 5 bis direzione L'Aquila/ Ovindoli/ Rocca di Mezzo/ Rocca di Cambio da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Roma uscita Aielli-Celano/ proseguire in direzione L'Aquila/ Ovindoli/ Rocca di Mezzo/ Rocca di Cambio
Notizie:  Secondo le fonti la costruzione dell'abbazia di S. Lucia a Rocca di Cambio risalirebbe al XI secolo, in piena epoca monastica. La chiesa venne menzionata per la prima volta nel corso del 1313 anche se precedentemente, nella bolla papale del 1178, era stato citato il paese di "Rocca di Cambio con le sue chiese". La piccola chiesa, realizzata in stile romanico, custodisce nel suo interno pregevoli affreschi databili tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. I dipinti riproducono scene della vita di Santa Lucia e un ciclo di storie del Nuovo Testamento. Come a Rocca di Cambio, anche nell'Oratorio di S. Pellegrino a Bominaco e nella chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa, le storie del Nuovo Testamento sono rappresentate seguendo percorsi narrativi che si sviluppano per fasce orizzontali. Tutto ciò sembra suggerire un percorso di visita a forma di anello che, partendo dall'ingresso, attraversa la navata sinistra, giunge al transetto, lo percorre trasversalmente ed infine torna al punto di partenza attraverso l'altra navata. Un'attenta osservazione degli affreschi denota chiaramente la realizzazione in epoche diverse. Gli studiosi parlano di piccoli dettagli che svelano notevoli differenze cronologiche esistenti in varie parti degli affreschi. Tutte le figure delle varie scene, dall'Ultima Cena a quelle della Passione, dalla stessa immagine del Redentore benedicente in mandorla (racchiuso in una cornice ellittica) a quelle degli angeli, appaiono semplici e primitive, ancora lontane dalla ricerca di effetti plastici e prospettici che contraddistinguono, invece, le altre scene dell'abside. Sulla parete della navata sinistra, divisa in tre fasce, si trova il ciclo di affreschi più antichi ed interessanti. Nella prima fascia, quella più bassa, vi sono raffigurate le scene che risultano essere più intriganti e misteriose. Una gigantesca raffigurazione dell'Ultima Cena in cui l'ignoto pittore, seguendo il modello già adottato precendentemente a Bominaco e a Fossa, colloca Gesù all'estrema sinistra della tavola cogliendolo nell'atto di benedire il resto dei commensali, mentre negli altri due cicli pittorici era rappresentato nell'atto di distribuire il pane. Ciascuno dei commensali è contraddistinto dal nome riportato ai lati di ogni figura. All'originale soluzione del Cristo a capotavola, che movimenta la scena grazie al dinamismo degli sguardi paralleli degli Apostoli, fa riscontro, più in basso, una delicata serie di nature morte costituite dalle posate e dai cibi che si trovano sulla mensa. La differenza rispetto agli altri cicli di affreschi precedenti è la curiosa assenza di Giuda tra gli Apostoli. Nel riquadro a destra dell'Ultima Cena vi è raffigurata la Vergine con il Bambino e S. Lucia che sembrano assistere alla scena insieme a Celestino V ritratto, cosa abbastanza inconsueta, in abiti da pontefice. Interessante è il dettaglio della sua figura che è stata resa in parte irriconoscibile da un intervento di damnatio memoriae: l'immagine presenta un antico sfregio fatto volutamente alla pittura per rimuovere simbolicamente il personaggio. La damnatio memoriae era una pratica nata in epoca romana e portava alla cancellazione di qualsiasi ritratto dei personaggi pubblici che cadevano in disgrazia, ivi compresi gli imperatori defunti che divenivano sgraditi ai loro successori. Difficile stabilire quando sia avvenuto questo danneggiamento e se si sia trattato di una sorta di censura dell'immagine del Papa dopo la sua rinuncia al seggio papale. Sicuramente si tratta di un interrogativo intrigante e pieno di fascino legato alla vicenda di questo Papa. Nella seconda fascia si trovano dieci riquadri, quattro a sinistra e sei a destra di una piccola finestrella, con altrettante scene della vita di Gesù e di episodi tratti dai Vangeli, come il bacio di Giuda o la Resurrezione. Rappresentazioni pittoriche che a quell'epoca, in cui il saper leggere e scrivere era un privilegio riservato a pochi eletti e gli stessi libri rappresentavano una merce rarissima, erano l'unico modo per raccontare le vicende religiose al popolo analfabeta; immagini dipinte sulle pareti delle chiese che ricordassero sempre ai fedeli i momenti salienti delle Scritture, un vero e proprio Vangelo per i semplici. A coronamento della parete, domina la rappresentazione del Cristo benedicente in mandorla tra gli Angeli. Negli affreschi della parete absidale, di poco successivi a quelli della navata sinistra, si avverte un maggiore gusto per i dettagli. Nel primo riquadro a sinistra vi sono raffigurati quattro santi (da sinistra un Santo Vescovo, forse S. Eligio, S. Nicola da Tolentino, S. Paolo e S. Pietro) tutti correlati da attribuiti e, solamente i primi tre, da iscrizioni laterali che riportano i loro nomi (il lato di San Pietro è notevolmente corroso). Nel secondo riquadro vi sono le storie della Vita di S. Lucia, tra cui ricordiamo la scena in cui Lucia viene portata in città per essere giudicata, legata su un carro tirato da buoi. Quello che colpisce è la ripetuta presenza di una piccola figura alla base dei dipinti, nella quale si è voluto riconoscere l'immagine del committente che promosse la realizzazione delle opere. Sulla parte destra, che chiude l'intero ciclo pittorico, vi è l'interessante scena dell'Annunciazione nella quale il messaggio rivolto dall'Angelo alla Vergine è riportato per iscritto sul dipinto, quasi fosse un fumetto ante litteram. Alla scena assiste il Padre Eterno, raffigurato nell'angolo alto a sinistra, colto nell'atto di donare il proprio Figlio al mondo degli uomini. Infine sulla destra si trova un altare quattrocentesco affiancato da colonne che sorreggono un baldacchino in muratura con timpano triangolare e l'immagine del Padre Eterno. Nel 1523 fu costruito il secondo altare, posto nel mezzo della parte di fondo, celando purtroppo parte dei preziosi affreschi. La cripta conserva un affresco quattrocentesco attribuito, con molta probabilità, all'artista marsicano Andrea di Litio, già autore del ciclo di affreschi del Duomo di Atri, del S. Cristoforo di Guardiagrele e di altre opere abruzzesi.
Iscrizioni:  Sacra. Navata sinistra, parete laterale, prima fascia: Ogni Apostolo è correlato da un'iscrizione che riporta il suo nome. Da sinistra: Primo Apostolo: "·S·PET RVS·" Secondo Apostolo: "·S·AN DREAS·" Terzo Apostolo: "·S
Materia tecnica:  Affresco
Informazioni:  Municipio via Duca degli Abruzzi n.1, tel. 0862.918107; e-mail: comune.roccadicambio@virgilio.it
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