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Pittura medievale provincia di Teramo

Affreschi. Chiesa di Santa Maria in Platea

Comune:  Campli
Provincia:  te
Come arrivare:  A24 uscita Teramo/ proseguire in direzione S. Nicolò/ Campli da Napoli: A1 NA-RM uscita Cassino/ proseguire in direzione Sora/ Avezzano/ A25 direzione L'Aquila-Teramo/A24 uscita Teramo/ proseguire in direzione S. Nicolò/ Campli
Autore:  Niccolò di Valle Castellana (?)
Notizie:  Nella cripta di Santa Maria in Platea a Campli si conservano parti di un ciclo pittorico che in origine doveva estendersi lungo tutte le pareti: oggi è possibile ammirare in una volta della navatella centrale la raffigurazione dei busti dei quattro Evangelisti e nelle campate terminali oltre a due episodi cristologici, la Resurrezione e la Pentecoste, un riquadro raffigurante Sant'Elena che prova la vera Croce e Sant'Orsola con le Vergini compagne. Gli affreschi sono leggibili e riflettono una buona qualità di esecuzione, anche se non sono privi di lacune e rimaneggiamenti sopravvenuti soprattutto a seguito di un incendio degli inizi del Novecento, del quale già il Gavini dà notizia nel suo famoso libro sull'architettura abruzzese. Nella volta dei quattro Evangelisti, le vele sono contornate da un motivo dipinto a mosaico e colonne tortili che si ritrova identico a delimitare le scene cristologiche, l'episodio di Sant'Elena e di Sant'Orsola, dimostrando l'unità progettuale e compositiva dell'intero ciclo. Come ha scritto il Bologna, negli episodi che si sono conservati è possibile notare il particolare risalto dato alle figure femminili; unica eccezione è la Resurrezione, in cui troviamo i soldati posti a guardia del sepolcro che dormono e non si accorgono della resurrezione del Cristo, raffigurato con un piede poggiato sul bordo del sarcofago, secondo un'iconografia diffusa prevalentemente nell'Italia centrale a partire dal XIII secolo. Già nella Pentecoste è la Madonna a porsi come intermediaria tra gli Apostoli e lo Spirito Santo. Nelle altre scene, le protagoniste sono due sante di stirpe regale, Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino e Sant'Orsola martire. Sant'Elena è raffigurata in un episodio legato alla leggenda che vuole il ritrovamento del legno utilizzato per la crocifissione di Cristo; nella scena di Campli grazie al sacro legno è miracolosamente richiamato in vita un bimbo portato dalle nutrici al cospetto della Santa. Riguardo la datazione degli affreschi, non si conoscono ad oggi documenti che in qualche modo possano offrirci delle indicazioni, per cui l'unico metro di indagine cronologica è l'analisi stilistica, che però ha condotto gli studiosi verso posizioni assai divergenti. Nelle prime guide di Campli in cui si fa cenno agli affreschi della cripta si propone una datazione all' "inizio sec. XV"; negli anni ottanta la Dell'Orso, nel suo studio sui dipinti di Santa Maria del Piano a Loreto Aprutino, indirettamente cita il ciclo di Campli datandolo agli anni venti-trenta del Quattrocento, considerando il ciclo "pienamente immerso nel clima culturale rappresentato del ciclo loretese" e associandolo alle miniature del Messale dei Duchi d'Acquaviva, conservato nel Museo Capitolare di Atri (Dell'Orso). Concorde è il Papetti che nel 1993 in un intervento dedicato alle miniature medievali di Atri, collega il Messale Acquaviva agli affreschi di Loreto Aprutino, di Offida e, seguendo la Dell'Orso, di Santa Maria in Platea a Campli. A tutt'altre conclusioni giunge il Bologna il quale, sulla base di numerosi confronti con cicli abruzzesi, umbri e campani, data gli affreschi di Santa Maria in Platea entro la prima metà del Trecento. Egli attribuisce allo stesso pittore attivo nella cripta, gli affreschi che decorano due cappellette di controfacciata nella chiesa di San Francesco della stessa Campli, ritenendoli eseguiti negli anni trenta-quaranta del Trecento, immediatamente prima del ciclo di Santa Maria in Platea. Al maestro attivo nelle due chiese di Campli il Bologna attribuisce altre opere, che delineano il profilo di una personalità artistica aggiornata alla pittura umbra e napoletana. Nel corpus inserisce un affresco raffigurante una Natività, conservato nella chiesa di San Francesco ad Amatrice, che mostra notevoli affinità con i cicli di Campli, e aggiunge una serie di tavolette dedicate all'Infanzia di Cristo, oggi della Pinacoteca dei Musei capitolini di Roma. Le tavolette permettono di rintracciare il legame sia con la cultura napoletana, grazie al confronto stringente che mostrano con l'autore che esegue tra il 1335 e 1340 gli affreschi della cappella Barrile in San Lorenzo, sia con la cultura umbra per le "tangenze ravvicinate ... con taluni affreschi votivi esistenti nella chiesa di S. Bevignate a Perugia". Il Bologna individua inoltre l'intervento del pittore in opere di miniatura, come nel Corale di Santa Maria di Paganica, oggi al Museo Nazionale dell'Aquila, ed nel Messale francescano n. A 2 del Museo capitolare di Atri, il quale reca la data di esecuzione, il 1365, e il nome del miniatore, Niccolò di Valle Castellana. Nella ricostruzione del Bologna diventa verisimile identificare il pittore di Campli con il miniatore Niccolò, la cui provenienza da Valle Castellana, centro situato nei Monti della Laga a metà tra Campli e Amatrice, "dà piena ragione anche dell'area geo-culturale entro cui il maestro di Campli svolse la sua attività" (Bologna).
Informazioni:  Diocesi di Teramo-Atri Curia Diocesana tel. 0861-250301; Municipio tel. 0861-553889; Soprintendenza Psae dell'Abruzzo, tel. 085-8885828; sito web. www.psaelaquila.it.
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