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Siti Archeologici Provincia di Chieti

Comino

Comune:  Guardiagrele
Frazione:  Comino
Tipologia:  Necropoli
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Chieti/ proseguire sulla SS 81 direzione Bucchianico/ Guardiagrele da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ S. Angelo del Pesco/ Guardiagrele
Notizie:  Si deve agli interventi di scavo degli anni 80 la riscoperta della necropoli di Comino, un sito di cui restava memoria nel 1913 quando Filippo Ferrari salvò dalla dispersione moltissimi corredi funerari rinvenuti nelle campagne intorno a Guardiagrele. Gli eventi bellici portarono allo smarrimento di gran parte di tali corredi che, in campionatura numericamente esigua e limitata nelle forme vascolari, furono conservati e dunque salvati in un deposito del Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo. Nel 1998 furono riaperti dei piccoli saggi di scavo che restituirono presto quattro tombe collocabili tra il V ed il IV sec. a. C., distinte tra di loro per tipologia. Ma alcuni oggetti rinvenuti in superficie consentirono di allargare la cronologia del sito fino all'VIII sec. a.C Nel 2000 le tombe scavate erano 54 e dimostravano una stratificazione d'uso dell'area molto interessante. L'intera necropoli doveva occupare un'area molto estesa, pertanto una classificazione delle tombe e soprattutto dei corredi bronzei e ceramici risulta alquanto parziale ed incompleta. Certo è stato possibile distinguere le sepolture maschili da quelle femminili, come anche le tombe di personaggi emergenti e quelle del ceto medio, le differenze e le analogie nelle usanze funerarie attraverso l'arco di vita dell'area sepolcrale. La zona esaminata è posta a confine tra la terra dei Marrucini e la terra dei Carnicini, una striscia di terreno che dunque in antico doveva configurarsi come terra di frontiera. E' un territorio ricco di insediamenti che facevano capo a Civita Danzica o alla Civita di Rapino. Certo nell'antichità le necropoli erano collocate a fondovalle di un insediamento posto in posizione strategica e Civita Danzica dominava appunto il territorio sottostante. La necropoli indagata negli scavi 1998-2000 rientra nell'area che aveva scavato un secolo prima il Ferrari, il quale ha lasciato numerose notizie puntualmente verificate sul campo. Ma l'elemento di assoluta novità è stata la scoperta delle sepolture a circolo, sotto un tumulo di pietre: questa tipologia segna e delimita lo spazio della sepoltura in relazione ai defunti di rango ed anche come segno di proprietà degli spazi. Denuncia dunque la necessità di "marcare" il territorio, a differenza di quanto accade con le sepolture a fossa, meno visibili e dunque meno monumentali. Nella necropoli le tombe si addensano in tre settori che tuttavia non denunciano una vera e propria progettazione. Le tombe sembrano distribuite casualmente. Le sepolture più tarde si addensano fittamente intorno a quelle monumentali. E' questa disposizione a far ipotizzare che esse siano state un polo di attrazione sia per la rilevanza monumentale, sia per la visibilità sul territorio. All'interno di ciascun circolo era posta una sola sepoltura ad inumazione. Il cordolo di pietre circostanti era fatto di pietre della stessa misura che avevano una funzione statica e contenitiva del terreno ma anche di delimitazione dello spazio. L'altezza del tumulo era tale da essere ben visibile sul pianoro. La cronologia di tali tombe si aggira all'inizio dell'Età del ferro, vale a dire tra la fine del IX e l'inizio del X sec. a.C. Tra queste ne spicca una appartenuta ad un individuo di sesso maschile con un ricco corredo caratterizzato dalla presenza di oggetti in bronzo: una spada italica con fodero, una punta i lancia, una fibula, un rasoio bitagliente a lama rettangolare, un bracciale in lamina e quattro vasi. La completezza del corredo consente di attribuire la sepoltura ad un capo guerriero. La seconda fase della necropoli si colloca tra l'VIII ed il VI sec. a.C. ed è caratterizzata da tombe a tumulo non monumentali. I corredi funerari di questo periodo sono connotati dalla presenza di oggetti in bronzo come la fibula a quattro spirali che sembrano trovare confronti anche in altri siti archeologici dell'Abruzzo datati alo stesso periodo. Dal V al III-II secolo si attestano poi le sepolture a fossa profonda, dislocate ovunque sul pianoro. Di questa fase, la più recente del sito, restano poche testimonianze che non ne consentono una panoramica ampia e dettagliata. La tipologia della tomba più usata è la fossa terragna a margini netti, scavata nel banco breccioso. Lo scheletro vi giaceva supino con gli oggetti di corredo disposti tutto intorno. A volte presso i piedi, altre volte presso la testa era collocata un'olla di argilla depurata, con un piccolo attingitoio. Il corredo era composto di pochi vasi, in genere di forma aperta, e da qualche fibula di ferro. Nelle sepolture femminili compaiono pochi ornamenti, spesso perle di pasta vitrea, qualche anellino di bronzo e fibule. Le sepolture più recenti non sembrano andare oltre il II sec. a.C. e dimostrano un'ulteriore povertà dei corredi. La Necropoli di Comino sembra rifarsi dunque al modello delle grandi necropoli poste nelle pianure di fondovalle come Fossa, Campovalano, con vita ininterrotta dal X-IX secolo fino all?ellenismo avanzato, la cui fase più caratterizzata sembra essere proprio la più antica con le grandi sepolture sotto tumulo.
Informazioni:  Municipio tel. 0871-83889
Comino, scavo della necropoli protostorica
Comino, scavo della necropoli protostorica, particolare
Comino, circolo di un tumulto e fosse di sepolture