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Siti Archeologici Provincia di Teramo

Tortoreto

Comune:  Tortoreto
Tipologia:  Sito preistorico, villa rustica romana, rinvenimenti sporadici
Come arrivare:  A24 RM-TE uscita Teramo/ A14 direzione Ancona uscita Val Vibrata/ proseguire in direzione Neretto/ SP 9c/ Tortoreto da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara/ A14 direzione Ancona uscita Val Vibrata/ proseguire in direzione Neretto/ SP 9c/ Tortoreto
Notizie:  L'insediamento litoraneo (ora diviso fra i comuni di Alba Adriatica e Tortoreto Lido) si estende sulla breve fascia costiera e le pendici dei colli a ridosso del mare fra la foce del torrente Vibrata e quella del torrente Salinello. La zona reca tracce di insediamenti umani fin da epoche remotissime: nella valle della Vibrata si sono avuti ritrovamenti che risalgono al paleolitico superiore, al neolitico, in particolare alla cultura di Ripoli, alla media età del bronzo con ceramica appenninica e poi subappenninica. All'epoca arcaica risalgono con ogni probabilità quattro tombe rinvenute nel 1894, nelle quali furono trovati quattro scheletri in posizione rannicchiata, dei quali tre guasti, mentre il quarto, quello femminile, ben conservato, adagiato su un fianco e circondato di oggetti di corredo, fra i quali due armille di lamina bronzea a più spirali e un ciondolo a catenelle. Questo pettorale poteva raggiungere la lunghezza di circa 70 cm e in alcuni casi era agganciato con fibule alle vesti sottostanti. I ritrovamenti intervenuti nell'area dei due comuni attuali consistono per lo più in resti di pavimenti di opus signinum o in opus sectile con tessere marmoree di vario colore o a mosaico; in elementi architettonici, quali colonne di pietra e capitelli, in resti di tubazioni di piombo o in terracotta, in cisterne, in monete romane. Uno degli studiosi parla anche di resti di un porto e di un emporio alla foce della Vibrata. La maggior parte di questi rinvenimenti furono effettuati casualmente dalla metà alla fine del secolo scorso e se ne ha notizia solo attraverso le opere di studiosi locali, dalle quali si deduce che si tratta in genere di impianti successivi al contatto con Roma di età repubblicana avanzata o imperiale. Gli unici reperti oggi noti, provenienti da Tortoreto, sono un complesso di statue fittili conservate nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo (Chieti), per le quali mancano però i dati di scavo. Le statue, rappresentanti Muse e l'episodio di Polifemo, sono a grandezza due terzi del vero e facevano probabilmente parte di un donario. Sono datate, per tipologia ed elementi stilistici, al tardo-ellenismo. Nella località le Muracche, su un terrazzo sostenuto da un muro in opera incerta, si trova la villa rustica romana che nel suo periodo di massima espansione e fioritura raggiunse una estensione di 3710 mq. La parte retrostante produttiva (pars fructuaria), con l'accesso diretto al fundus, e la parte residenziale (pars urbana), prospiciente il mare, si affacciavano verso un portico. La pars fructuaria, che si data al periodo repubblicano, destinata alla produzione di vino, è costituita dalla corte, i cui portici fungevano da magazzini con i doli (i grossi contenitori in terracotta), interrati, dell'ambiente dei torchi, della vasca dove veniva pigiata l'uva, della vasca della fermentazione del mosto, nella quale il liquido affluiva tramite una fistola in piombo inserita in una bella testa di leone. Nell'epoca giulio-claudia, l'aumento della produttività del vino, comporta l'estensione della villa stessa. La parte residenziale era organizzata intorno al peristilio, e fu costruita nel I secolo a.C. nel lato nord il corridoio introduce ad una serie di sale, alcune con i pavimenti decorato con mosaico a tessere bianche e nere e emotivi geometrici, Tra le camere da letto, caratteristica è quella con due alcove e base per armadio. Un secondo appartamento, per gli ospiti, era contiguo al primo. Situato a quota 50-60 m. sopra un terrazzo posto alla confluenza fra il fiume Salinello e un torrente si trova il villaggio del Pianaccio; questo sito venne scoperto nel 1944 da Rinaldo Rozzi, il quale individuò ottanta capanne, trenta delle quali vennero scavate. Purtroppo, a causa della sua scomparsa, non si è in grado di descriverne le caratteristiche. In alcune brevi relazioni il Rozzi fa presente che molte capanne avevano l'apertura rivolta a sud e alcune avevano un piano d'accesso inclinato; vi prevale la forma circolare oltre a quella ellittica e quella cuoriforme e poche capanne sono a due ambienti circolari o ellittici. Le dimensioni variano da un minimo di 1,20 metri a oltre 5 metri nelle capanne doppie e la profondità oscilla fra 20 cm e 1 m. Alcune capanne erano disposte in modo da lasciare libero uno spiazzo, che venne da lui interpretato come luogo per le riunioni. La ceramica figulina rappresentava il 50 % rispetto alle altre due classi, presenti in proporzioni uguali. Alla ceramica figulina appartengono un'ansa di tipo Serra Alto e un frammento con stilizzazione del volto umano. Frequenti e con vari tipi erano le cuspidi di freccia. Egli ricordava ancora la presenza di una spatola di pietra verde, di alcuni punteruoli e spatole di osso. La presenza dell'ansa di Serra Alto e della stilizzazione del volto umano porterebbero a situare questo villaggio in una fase piuttosto avanzata nell'ambito della cultura di Ripoli, per quanto può sussistere anche la possibilità che questo villaggio, come quello di Ripoli, abbia avuto una lunga durata e si abbiano, quindi, capanne più antiche e capanne più recenti e noi non siamo in grado di precisare da quali capanne provengano i due oggetti ricordati.
Informazioni:  Municipio tel. 0861-786610