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Siti Archeologici Provincia di Teramo

Hatria

Comune:  Atri
Tipologia:  Cisterna, porto, terme
Come arrivare:  A24 RM-TE uscita Teramo/ A14 direzione Pescara uscita Atri-Pineto/ proseguire in direzione Atri da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara/ A14 direzione Ancona uscita Atri-Pineto/ proseguire in direzione Atri
Notizie:  La colonia di Hatria fu fondata dai Romani dopo la conquista della Sabina ad opera Curio Dentato, dopo il 290a.C.. Contemporaneamente, poco più a nord, fu fondata Castrum Novum (Giulianova). E' probabile che per collegare le nuove colonie con Roma sia stata creata la Via Caecilia, una derivazione della Salaria. Pochissimo sappiamo della città: ci restano alcune monete di bronzo, coniate certamente nei decenni immediatamente successivi alla fondazione. Nel corso della guerra annibalica, Hatria rimase fedele a Roma (è probabile che accedesse alla cittadinanza romana dopo la guerra sociale, diventando un municipio, anche se non ci restano sicure testimonianze in proposito, ma in un secondo tempo ritornò ad essere colonia). A dimostrazione di quanto detto è la menzione in un'iscrizione (CIL IX 5020) di un Venerius col (oniae) l (ibertus). Si deve anche ricordare che, in una dedica a Q. Fabio Massimo Paolo, console dell'11 a.C., la città appare come colonia e che così la definisce anche Plinio il Vecchio. Inoltre, ci sono rimaste iscrizioni imperiali di duoviri (CIL IX 5016). Secondo una tradizione, gli antenati dell'Imperatore Adriano, dedotti come coloni ad Italica, in Spagna, da Scipione Africano, sarebbero stati originari di Hatria: di qui il cognome utilizzato nella famiglia. L'abitato antico, che coincide con quello moderno di Atri, sorge su un colle ad una decina di chilometri dal mare, tra i torrenti Piomba e Calvano. La zona era certamente abitata prima dell'occupazione romana, come si può dedurre dalla scoperta, avvenuta alla fine del secolo scorso e all'inizio di questo, di due necropoli arcaiche, databili tra la seconda metà del VI e gli inizi del V sec. a.C. Molto poco resta della città antica: il monumento principale è costituito da una grande cisterna (trasformata in seguito in cripta del Duomo), probabilmente parte di un edificio termale, del quale si sono visti recentemente i resti di alcuni ambienti, decorati con mosaici in bianco e nero con soggetti marini. La cisterna è un grande invaso quadrangolare (m 25x28) le cui pareti periferiche sono costruite in opera quadrata di conglomerato locale rivestite di cocciopesto. A questa prima fase, certamente di età Repubblicana, ne succede una seconda Imperiale: furono allora costruiti gli attuali piloni in laterizio, che sostengono volte a crociera. L'architrave della porta sottostante al campanile della Cattedrale, che dà accesso alla cisterna, è un blocco con un'iscrizione mutila, che ricorda probabilmente la costruzione di un edificio (probabilmente le terme). Scavi recenti effettuati davanti alla Cattedrale hanno riportato alla luce resti delle terme. Nel chiostro della Cattedrale è un museo, che ospita alcuni pezzi antichi provenienti dalla città e dai dintorni. Si noteranno la bella stele con busto femminile, dextrarum iunctio (il rito della stretta di mano) e rappresentazione di un cavaliere armato, con i nomi di una Hortensia Secunda e del marito Pannicus Sabinus; i frammenti di mosaico in bianco e nero, con parte di un cavallo marino e con un fregio vegetale, provenienti dalle terme sottostanti alla Cattedrale; alcune stele funerarie e cippi iscritti. Al piano superiore è un interessante esemplare di cofanetto peligno, tipo di urna cineraria imitante un cofanetto di legno, decorato con girali (I sec. d.C.). Nel cortile del Palazzo Comunale sono alcuni altri reperti antichi; un pezzo di sarcofago dionisiaco del III secolo, con l'incontro tra Bacco e Arianna; un mosaico repubblicano con parte di un'iscrizione risalente agli inizi della colonia, in cui si accenna ai lavori appaltati dai magistrati locali; un'iscrizione con dedica a Marco Aurelio. Nonostante distasse 7 miglia dal mare, Hatria aveva, come afferma Strabone, un suo porto alla foce del Macrinus (l'odierno Piomba), il cui emporio portava lo stesso nome del fiume. Un'esplorazione effettuata nel 1982 nel tratto antistante la torre di Cerrano ha portato alla scoperta di un oppidum sommerso che molti identificano con il porto di Cerrano, fiorentissimo scalo marittimo di Hatria. Sono stati individuati una colonna in pietra, travi in pietra squadrate, e tratti delle strade lastricate. L'importanza del porto potrebbe essere data ad esempio, dall'essere il punto di convergenza degli interessi commerciali non solo della città di Hatria, ma in qualche modo anche di Pinna e di un vasto ambito servito dalla via di crinale, oggi passante per Città Sant'Angelo.
Informazioni:  Municipio tel. 085-8791210