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Chiese Barocche - Provincia dell'Aquila

Chiesa di Santa Maria del Suffragio

Comune:  L'Aquila
Come arrivare:  A24 RM-TE uscita L'Aquila da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ L'Aquila
Autore:  Carlo Buratti (progettista); Gianfrancesco Leomporri e Lorenzo Bucci da Pescocostanzo (facciata)
Notizie:  La chiesa di Santa Maria del Suffragio fu edificata nel 1713 come nuova sede dell'omonima confraternita. Fino ai primi anni del XVIII secolo essa era collocata in un altro edificio situato lungo l'attuale via Roio, con accesso posto di fronte al portale laterale destro della cattedrale di S. Massimo. In seguito al terremoto del 1703 tale struttura, pur non crollando completamente, rimase fortemente lesionata tanto da costringere il sodalizio a trasferirsi in una chiesa provvisoria in legno realizzata in piazza Duomo, sul sito che diventerà quello dell'attuale chiesa del Suffragio. Già due anni dopo il terremoto la confraternita decise di iniziare l'acquisto dei terreni sui quali insisteva la nuova chiesa baraccale, con l'intento di trasformarla in una sede più grande. Un simile progetto, a breve distanza dal tremendo evento sismico, sarebbe risultato di difficile attuazione per la maggior parte delle confraternite aquilane, ma così non fu per la Compagnia del Suffragio le cui risorse finanziarie divenivano sempre più cospicue grazie al sensibile incremento delle entrate provenienti dalle pratiche di preghiera in suffragio dei defunti e all'aumento delle donazioni testamentarie da parte di coloro che affidavano la cura della propria anima, dopo la morte, alla pia attività del sodalizio. La scelta tra la riparazione della chiesa danneggiata e la costruzione di una nuova ricadde dunque, non senza difficoltà, su quest'ultima ipotesi. A questa soluzione si opposero duramente sia il Capitolo di San Biagio sia la Cattedrale di San Massimo che da un lato riteneva poco decorosa la vicinanza della nuova chiesa ad una vicina bettola e dall'altro temeva che la nascita di questo secondo importante edificio sacro in piazza Duomo avrebbe potuto nuocere all'importanza e al prestigio della cattedrale. La controversia durò a lungo e, al fine di sostenere le proprie ragioni, il sodalizio interpellò anche l'architetto aquilano Pietro Paolo Porani che sconsigliò tanto dal punto di vista tecnico che economico la costruzione del nuovo edificio sulle murature lesionate di quello secentesco. Nel luglio del 1713 finalmente la Congregazione dei Vescovi e Regolari diede il proprio consenso alla edificazione in piazza Duomo, constatando che per la specifica finalità della confraternita di celebrare messe in suffragio dei defunti, la nuova chiesa non avrebbe in nessun modo pregiudicato l'importanza della cattedrale. Il sodalizio ritenne comunque di acquistare il sito della diruta chiesa di via Roio, sia per ristabilire i rapporti con il Capitolo di San Biagio, sia per assicurarsi la possibilità di ricavarvi materiale da costruzione e recuperare gli altari marmorei e i partiti decorativi da riutilizzare nella costruzione della nuova struttura. Oltre all'incremento dei fondi per la costruzione dovuto alle varie donazioni va anche sottolineato il contributo che molti membri della congregazione, essendo muratori o falegnami, fornirono lavorando gratuitamente all'edificazione della chiesa. La posa della prima pietra avvenne il 10 ottobre del 1713 appena dopo l'approvazione da parte del Capitolo, ma i lavori veri e propri però iniziarono nel 1715 e nel dicembre del 1719 potevano dirsi ultimate le strutture architettoniche; per il completamento delle rifiniture interne, delle decorazioni e del prospetto bisognerà aspettare il 1775. Il nuovo edificio, con le sue imponenti dimensioni, spiccava, al pari della cattedrale di San Massimo, tra le basse costruzioni laterali e la sua progettazione fu affidata all'architetto romano Carlo Buratti, allievo di Carlo Fontana. La struttura si sviluppa su un'aula rettangolare voltata a botte e fiancheggiata da due cappelle per lato. Risulta piuttosto evidente la vicinanza al modello gesuitico nella scelta di inserire il transetto all'interno del rettangolo perimetrale dell'edificio e di aprire otto finestroni ad illuminare la zona presbiteriale dalla cupola emisferica in stile neo-classico ed intradosso cassettonato. Lo spazio del pedicroce è suddiviso in tre grandi settori scanditi da ordini di lesene composite in cui si alternano cappelle a pieni murari. La marcata terminazione rettangolare del presbiterio si contrappone al vano di controfacciata, occupato dall'organo, contribuendo ad accentuare ulteriormente l'impostazione longitudinale dell'intero spazio. Tale originale soluzione è frutto dell'intervento progettuale del Buratti, al quale va il merito di aver introdotto in ambiente aquilano i caratteri di linearità e di eleganza classicista tipici dell'architettura del neo-cinquecentismo arcadico romano della prima metà del Settecento. Nel 1726 la confraternita officiava già nella nuova chiesa del Suffragio ed erano stati realizzati l'altare maggiore e le quattro cappelle laterali intitolate a S. Giuseppe, S. Barbara, S. Antonio da Padova e S. Giovanni Battista. Ancora non erano stati posti invece i due altari marmorei, che solo due decenni più tardi vennero trasferiti dalla diruta sede di via Roio e collocati nei bracci del transetto. I due altari furono commissionati nel 1679 agli scalpellini lombardi Bernardo Ferradini e Pietro Pedetti il cui lavoro venne forzatamente interrotto dal violento terremoto del 1703. Essi presentano un paliotto con specchiatura ad angoli stondati, affiancato da riquadri rettangolari entro cornici modanate. Qualche anno dopo furono realizzati gli altari di S. Giovanni Battista e S. Giuseppe che presentano un ordine composito con timpano semicircolare coronato da angeli a stucco. Ad Antonio Bucci, affermato marmoraro di origine pescolana, sarà affidata l'esecuzione della monumentale facciata della chiesa del Suffragio per la quale, già nel 1769, l'architetto Gianfrancesco Leomporri aveva redatto un dettagliato progetto su richiesta della confraternita aquilana. Più precisamente, il prospetto su piazza Duomo fu realizzato nel quinquennio 1770-75 da due squadre di scalpellini, ai quali sarà affidata la lavorazione e la posa in opera dei bianchi conci di pietra provenienti dalle cave di Poggio Picenze. Nel 1772 la facciata fino al piano della finestra doveva essere conclusa; per la parte superiore si dovrà aspettare invece il 1775, anno scolpito nel concio di chiave del nicchione di coronamento. Nel triennio 1772-75 furono realizzati anche i principali episodi decorativi della facciata: il grande medaglione centrale a bassorilievo con la raffigurazione della Vergine del Suffragio, il portale d'ingresso con la raffigurazione dello scheletro nonché le due statue di S. Sisto e S. Gregorio, poste nelle nicchie superiori della facciata. Tali opere furono realizzate nella bottega di Paganica dello scultore Filippo Zughi da Bassano di Sutri. Così, nel 1775, il prospetto poteva dirsi pressoché concluso. Mancavano solamente le due statue di S. Antonio di Padova e di S. Nicola da Tolentino, che saranno realizzate solo nel 1896 e poste nelle nicchie del settore inferiore del prospetto. Con il nuovo prospetto, il Leomporri ha conferito alla chiesa del Suffragio, fino ad allora chiusa nelle sue possenti murature, un intenso dinamismo e una stretta iterazione urbanistica con lo spazio antistante. Secondo un'operazione di chiaro gusto barocco, il Leomporri lascia che lo spazio infletta il piano di facciata, che la concavità del nicchione superiore abbracci ed accolga l'intera piazza, dando vita ad uno stretto dialogo tra il nuovo edificio e la città. La facciata principale è divisa in cinque settori da un doppio ordine di lesene corinzie il cui intercolumnio diminuisce spostandosi dall'interno verso l'esterno. Il portale d'ingresso è arricchito da un timpano mistilineo e da un'immagine allegorica della morte, impersonata da uno scheletro sorreggente una targa che reca l'iscrizione: IUVETUR MORTUUS NON / LACRYMIS, SED PRECIBUS, / SUPPLICATIONIBUS, / ET ELEMOSYNIS. S.CHRYS. Lungo l'asse mediano è posto il grande medaglione della Vergine del Suffragio, elemento centrale attorno al quale si snoda la composizione leomporriana che si conclude in alto con catino cassettonato. Con il completamento della facciata il cantiere settecentesco del Suffragio può dirsi ormai concluso. Nel corso del XVIII secolo non si avranno ulteriori interventi architettonici, pur se la chiesa attendeva ancora le necessarie opere di finitura interne. L'apparato decorativo che oggi si vede è frutto di una serie di interventi condotti a più riprese nell'arco del XIX secolo che hanno nel tempo celato l'originaria chiarezza e sobrietà dell'edificio burattiano.
Iscrizioni:  Facciata, nel concio di chiave del nicchione di coronamento: "1775". Portale d'ingresso: "IUVETUR MORTUUS NON / LACRYMIS, SED PRECIBUS, / SUPPLICATIONIBUS, / ET ELEMOSYNIS. S.CHRYS."
Informazioni:  Curia Diocesana L'Aquila tel. 0862-23165; Ufficio Promozione Culturale Città di L'Aquila: tel.0862-645356; Soprintendenza PSAE dell'Abruzzo tel. 0862-633212; Ufficio I.A.T. tel. 0862-410808; Municipio tel. 0862-6451
Stato di agibilità:  Inagibile
L'Aquila, Piazza Duomo, chiesa del Suffragio, sulla sinistra
L'Aquila, chiesa di S. Maria del Suffragio, dettaglio del medaglione di facciata, in alto, e dettaglio del portale d'ingresso, in basso
L'Aquila, chiesa di S. Maria del Suffragio, veduta interna verso l'altare

Avvisi

Pubblicata in G.U. n. 175 Serie generale del 30.7.14 la legge 29 luglio 2014 , n. 106

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